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lavarsi le mani - Semmelweis

150 anni dopo Semmelweis si è capita l'importanza di lavarsi le mani

Avevamo sognato auto volanti e colonie su Marte, invece nel 2020 ci ritroviamo a combattere il coronavirus ricordando che occorre lavarsi accuratamente le mani per evitare il propagarsi di infezioni e malattie.

Solo il metodo scientifico può far emergere la verità

E’ la strada, accidentata, della scienza medica, da millenni contrastata da patiti dello sciamanesimo, delle pratiche magiche e da antivaccinisti di ogni genere e grado, che non capiscono che il metodo scientifico va difeso e utilizzato anche per indagare su possibili verità alternative.

Pensate che quanto a fine ‘800 il medico Ignác Semmelweis, impiegato nella prestigiosa clinica universitaria viennese, ipotizzò che la febbre puerperale potesse diffondersi tra le pazienti perché gli specializzandi passavano direttamente dalla sala delle autopsie alle corsie dove visitano le partorienti senza lavarsi le mani accuratamente, fu attaccato dai baroni universitari dell’epoca.

Semmelweis: l’importanza di lavarsi le mani

Non solo: Semmelweis, ungherese in un periodo in cui l’Ungheria cercava di sottrarsi alla dominazione austriaca, venne licenziato in tronco con l’accusa di essere un sovversivo e la sua teoria, salvo rarissime eccezioni, venne rifiutata in blocco dalla comunità scientifica.

austrian doctors xix century

Semmelweis allora torna a Pest, presso l’Ospedale San Rocco, applica i suoi metodi e, “magia”, riduce significativamente il tasso di mortalità tra le partorienti. Nel 1861 decide quindi di pubblicare i risultati delle sue ricerche in un trattato dal titolo: “Eziologia, concetto e profilassi della febbre puerperale”.

I medici dell'epoca ridicolizzarono Semmelweis

Risultato: i medici di mezza Europa gli danno del ciarlatano, al punto che Semmelweis, ormai senza lavoro e ridotto sul lastrico, viene ricoverato in manicomio per una forma di psicosi probabilmente indotta forse dalle persecuzioni subite a livello professionale (anche se non si esclude possa essere stata legata alla neurosifilide, malattia contratta durante il suo lavoro).

Sono cose superate per fortuna, penserete. Non proprio: sono di queste settimane le polemiche feroci sull’opportunità o meno di procedere a test a tappeto per arrivare a numeri corretti del contagio da coronavirus. A fronte di poco più di 102 mila contagiati ufficiali al 30 marzo in Italia (secondo i dati della Protezione Civile, basati sui tamponi effettuati), uno studio dell’Imperial College di Londra stima tra 1,9 e 15,2 milioni gli italiani realmente contagiati.

Coronavirus: I veri numeri e l’importanza del lockdown

In media significa che circa 5,9 milioni di italiani avrebbero già contratto il coronavirus, ma non solo. Lo stesso studio rivela che senza le misure di chiusura di scuole e ogni attività non essenziale, il cosidetto “lockdown”, ai quasi 12 mila decessi già registrati ufficialmente si sarebbero dovuti sommare altri 38 mila decessi (la stima varia tra un minimo di altri 13 mila e un massimo di altri 84 mila).

Semmelweis portrait

Ciò nonostante sono ancora quotidiane le polemiche di chi vorrebbe “aprire, aprire tutto” quanto prima, incurante (o incosciente?) dei rischi che una riapertura prematura comporterebbe per la vita di decine di migliaia di italiani. E la situazione non sembra molto diversa negli altri paesi al mondo.

Chissà cosa direbbe il povero Semmelweis se scoprisse che 150 dopo le sue ricerche abbiamo sì imparato l'importanza di lavarsi le mani accuratamente, per eliminare eventuali virus e batteri presenti sull'epidermide, ma ancora rifiutiamo di accettare il metodo scientifico come strada maestra da seguire tanto più nella verifica di possibili verità alternative rispetto a quelle ufficiali.

Tags: Salute, Scienze, storia

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