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Plutone potrebbe essere un planetoide cavo?

Cratere impatto
Cratere d’impatto

Plutone non è azzurro o grigiastro come lo si era finora pensato e rappresentato, ma rosso, quasi come Marte, a causa, pare, della presenza nella sua atmosfera di metano, le cui molecole interagiscono coi raggi cosmici e con la luce ultravioletta proveniente dal Sole.

Cratere impatto
Cratere d’impatto

Inoltre Plutone, oggetto di un “incontro ravvicinato” con la sonda New Horizons, lanciata il 19 gennaio del 2006, ha mostrato alcuni dettagli davvero sorprendenti.

New Horizons svela i segreti di Plutone

Sulla sua superficie, anzitutto, si nota almeno un cratere d’impatto che presenta chiari segni d’erosione, legata probabilmente a movimenti tettonici dato che la superficie del pianeta, con una temperatura media di -229 gradi Celsius, non può presentare acqua allo stato liquido che abbia contribuito ad erodere il cratere.

Inoltre dalle foto ad alta risoluzione di New Horizons gli scienziati della Nasa hanno individuato catene montuose alte fino a 3.500 metri (circa la metà dell’Everest).

Catena montuosa
Catena montuosa

Se il cratere testimonia di un’attività del pianeta compatibile con un nucleo caldo (o che è stato caldo in tempi geologici relativamente recenti) e quindi con la presenza, attuale o nel passato, di acqua dove potrebbero aver preso vita alcuni organismi cellulari, le montagne di Plutone sembrano molto “giovani”, non più vecchie di 100 milioni di anni.

Una bazzecola persino per alcuni fossili viventi come il Celacanto, che è presente sulla Terra da 400 milioni di anni ed anche in questo caso la testimonianza di un’attività del pianeta molto più recente di quella che ci si sarebbe aspettati da un pianeta creduto “morto” da tempo immemore o forse mai stato vivo.

Infine, si è notata una regione prima di crateri che sembra essere più vecchia di 100 milioni di anni e che è stata subito battezzata informalmente Sputnik Planum, ricca di ulteriori segnali di attività tettonica.

Plutone, c'è più di quel che si vede?

Ma la cosa più sorprendente che finora la Nasa ha ammesso di aver scoperto solo quatto “punti” individuati lungo l’equatore, ognuno dei quali dovrebbe avere un diametro di circa 480 chilometri. Quanto basta per rendere Plutone improvvisamente un “protagonista” sulla scena del sistema solare dopo miliardi di anni passati a recitare un ruolo da comprimario.

Ma forse tutto questo non è che una facciata, almeno secondo quanto sembra credere l’appassionato Tyler Glockner, che gestisce il canale Ufo Youtube Secureteam10.

Secondo Tyler ci sono troppe anomalie, troppe linee e strutture, sulla superfici di Plutone e quei quattro fori sembrano troppo identici. “Quale altra luna o pianeta nano presenta simili anomalie?” si chiede Tyler che poi aggiunge: “possono chiamarlo pianeta nano, ma qualcosa qui non torna”.

Tyler Glockner
Tyler Glockner e la sua versione di Plutone stile Morte Nera.

OK, chi in questi giorni si è divertito a sovraimporre una immagine della stazione da battaglia “Morte Nera” di Guerre Stellari alla foto di Plutone ha esagerato.

Eppure chissà che questa intuizione che “qualcosa non torna” non sia corretta e che la superficie di Plutone possa nascondere molto altro rispetto al possibile oceano di metano che la Nasa sembra considerare possibile.

In fondo nel 1970 Michael Vasin e Alexander Shcherbakov, membri dell’Accademia Sovietica delle Scienze, in un articolo intitolato “La Luna è la creazione di un’intelligenza aliena?” già sostennero che il nostro satellite potesse essere in realtà un planetoide cavo, realizzato da alieni. E se fosse successo qualcosa di simile, per non dire di identico, anche nel caso di Plutone?

Tags: Astronomia, Luna, Sistema solare, Plutone

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