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Lo Space Shuttle sovietico Buran avrà un erede

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Buran space shuttle - © Sputnik/Vladimir Vyatkin

A volte ritornano: all’inizio degli anni Settanta l’amministrazione Nixon decretava la fine anticipata del programma Apollo (anche se alcuni ufologi e teorici della cospirazione sostengono che le missioni Apollo 18, 19 e 20 si siano svolte regolarmente, ma in forma segreta, per effettuare non tanto le previste missioni scientifiche ma cercare testimonianze di antiche civiltà aliene sulla superficie lunare). Al suo posto avrebbero dovuto essere finanziati tra grandi programmi: lo Space Shuttle, il “grand tour” e il Nerva.

Quest’ultimo, che prevedeva lo sviluppo di un motore nucleare da utilizzare per future astronavi in vista di un viaggio umano su Marte, fu cancellato, il “grand tour” da 4 sonde che avrebbero dovuto sfruttare l’allineamento tra Giove, Saturno, Urano, Nettuno e Plutone per esplorare i pianeti esterni del sistema solare venne ridotto alle due sole sonde Vojager (che sorvolarono Giove, Saturno, Urano e Nettuno, mentre per Plutone si è dovuto attendere quest’anno il passaggio della sonda New Horizons), mentre la quasi totalità dei fondi della Nasa venne convogliata sullo sviluppo di un sistema di trasporto spaziale riutilizzabile in grado di mettere in orbita bassa carichi scientifici, civili e militari.

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Buran space shuttle - © Sputnik/Vladimir Vyatkin

La risposta sovietica fu il programma Buran (tempesta di neve), sostanzialmente una copia dello Shuttle dal quale differiva principalmente per l’assenza di motori principali sulla navetta (che per decollare sfruttava la spinta dei comuni razzi vettori Energia con cui i Sovietici mettevano e mettono tuttora in orbita le loro capsule spaziali). Tra dubbi e ritardi che colpirono tanto il programma americano quanto quello sovietico, nel 1981 decollava il primo Shuttle americano (il Columbia, poi perso in un incidente al rientro da una missione nel febbraio 2003), mentre nel 1983 i sovietici iniziarono ad effettuare una serie di lanci di un dimostratore in scala del Buran, regolarmente recuperato. Un primo volo di prova suborbitale, privo di equipaggio, fu effettuato solo nel 1988, ma ormai l’Urss stava disgregandosi e col crollo del muro di Berlino e dell’impero sovietico il programma fu ufficialmente cancellato nel 1993.

L’unico Buran (l’Orbiter K1 che effettuò il volo del 1988) venne distrutto nel 2002 a causa del crollo dell’hangar in cui era custodito, a Baikonur, in Kazakhstan. Fine di un progetto costato oltre 16 miliardi di rubli dell’epoca e titoli di coda, fino adesso almeno: inaspettatamente, ora che il rivale a stelle e strisce è stato pensionato e gli orbiter superstiti dispersi tra vari musei negli Usa, qualcuno in Russia torna a parlare del Buran, proponendo di dare vita a un nuovo programma per la costruzione di un suo erede. Il costo di questo ritorno clamoroso? Per ora si parla di 12,5 miliardi di rubli di costi di sviluppo (ma nel frattempo il rublo si è svalutato al punto che il costo in dollari è pari a circa 185 milioni),ma non è chiaro se ci si riferisca ai soli costi di progettazione o alla costruzione di un primo esemplare del “nuovo Buran” che dovrebbe come il suo predecessore essere riutilizzabile, essere pilotato da un equipaggio umano e consentire la messa in orbita di satelliti e “altro materiale”.

Il nuovo Buran verrebbe lanciato dal poligono di Vostochny, nella Russia Orientale e sarebbe già in fase di progettazione da parte di un pool di aziende ed enti aerospaziali come Npo Molniya, l’Istituto centrale di aeroidrodinamica (TsAGI, già responsabile dello sviluppo del Buran) e il Centro Spaziale Khrunichev, il cui sito ufficiale riporta che il nuovo sistema di trasporto spaziale riutilizzabile (Mrks-1 è la sigla ufficiale del nuovo progetto) sarà un sistema di lancio a decollo verticale parzialmente riutilizzabile composto da un primo stadio con ali, collegato a booster a propellente liquido riutilizzabili, in grado di tornare sulla zona di lancio per un atterraggio orizzontale su una pista d’aviazione di classe 1 ed un secondo stadio monouso, oltre ad eventuali stadi superiori, sempre monouso, configurabili in base al diverso carico di volo (che potranno superare le 35 tonnellate di carico utile).

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Antonov An-225 vola con il Buran Space Shuttle - © Sputnik/Igor Kostin

Il programma dovrebbe ricevere finanziamenti da parte del Programma Spaziale Federale russo dal 2021 al 2025, ma già nel 2019 dovrebbe essere definita il pacchetto di requisiti ufficiali del nuovo sistema di trasporto spaziale. La corsa allo spazio tra Usa e Russia sta per riprendere? Sembrerebbe proprio di sì e secondo alcuni non è detto che in palio non possa esserci la conquista del sistema solare, a partire dalla Luna e da Marte, ma anche il controllo di un’area strategica come lo spazio attorno alla Terra. In un’epoca in cui internet e satelliti sono in grado di controllare sempre di più le nostre vite la cosa potrebbe anche assumere un significato meno “romantico” di quello che fu la corsa alla conquista della Luna nel secolo scorso.

Tags: Scienze, Russia, Viaggi spaziali, Buran