Fanwave.it
Fanwave.it

Nasa X-Files: cosa fotografò davvero James McDivitt?

Quando si parla di X-Files la mente corre a possibili misteri celati da agenzie come la Cia, che a inizio 2016 ha declassificato una decina di documenti ma anche la Nasa, l’ente spaziale americano, sembra avere i suoi segreti e non risalgono, come molti pensano, al programma Apollo e allo sbarco sulla Luna ma agli inizi del programma spaziale americano.

Gemini IV, il primo x-file spaziale

Uno dei primi X-Files spaziali è quello che si verificò il 3 giugno 1965, durante la missione Gemini IV, secondo volo con equipaggio umano nello spazio del programma Gemini, con James McDivitt (comandante) e Edward White (pilota). Una missione storica perché fu la prima a durare 4 giorni e la prima in cui venne fatta una passeggiata spaziale da un americano (Edward White per circa 20 minuti). Un terzo obiettivo, il rendezvous e il successivo volo in formazione con lo stadio superiore del razzo Titan II che aveva messo in orbita la navicella, non fu raggiunto, anche per l’assenza di un radar a bordo della Gemini 4.

Nasa X-Files: cosa fotografò davvero James McDivitt?
Astronauta James McDivitt (a destra) nella capsula Gemini IV insieme con l'astronauta Ed White. Credit: NASA

In compenso McDivitt riferì di aver visto nel corso della missione un oggetto insolito nello spazio. Dieci anni dopo McDivitt dichiarò: “Quando l’ho visto, mi sono detto che c’era qualcosa di fronte a me, all’esterno” della Gemini 4, “che io non sono mai stato in grado di identificare e credo che nessuno lo sarà mai”. L’avvistamento avvenne mentre White dormiva: “Non riuscivo a vedere nulla davanti a me, tranne che il cielo nero. Poi improvvisamente apparve dal finestrino. Era un oggetto bianco con un lungo braccio che spuntava fuori di lato. Non so se fosse un oggetto molto piccolo vicino o uno molto grande molto distante da noi. Non c’era nulla che mi consentisse di giudicare”.

Cosa ha realmente visto McDivitt?

McDivitt non riuscì a stimare le reali dimensioni dell’oggetto perché nello spazio il senso di profondità è poco percettibile, la stessa ragione per cui l’astronauta finì col rinunciare anche al randezvous con lo stadio superiore del Titan II. In compenso tentò di fotografarlo: “Ho afferrato due telecamere e ho fotografato” ribadì l’astronauta nel 1975, aggiungendo che siccome il sole si rifletteva contro la superficie, sporca, del finestrino, azionò i retrorazzi per tornare ad avere il finestrino in ombra, ma a quel punto “non riuscivo più a vedere nulla fuori: l’oggetto era scomparso”.

Nasa X-Files: cosa fotografò davvero James McDivitt?
Astronauta Ed White viene mostrato nella sua prima passeggiata spaziale. Credit: NASA
Davvero era solo un retrorazzo?

Al rientro a Terra, quando McDivitt riferì l’episodio, vennero controllati i tracciati radar del Norad ma non venne rilevata la presenza di alcun altro oggetto nei pressi della Gemini 4 nel corso della permanenza in orbita. Le foto scattate da McDivitt, ugualmente, non rivelarono nulla: “alcuni tecnici Nasa visionarono ogni fotogramma delle pellicole che avevo scattato” spiegò l’astronauta nel 1975 “e selezionarono quella che credevano fosse l’immagine di cui avevamo parlato e almeno ebbi l’occasione di rivederla. Ma non era la foto (di quello che avevo visto), era la foto di un riflesso del sole contro il finestrino”.

Secondo la Nasa, McDivitt avrebbe fotografato solamente un retrorazzo staccatosi durante le manovre, mentre per gli ufologi si tratta di un incontro ravvicinato con un Ufo che la Nasa, o qualche altra organizzazione che poteva avere accesso ai documenti della Nasa, ha pensato bene di occultare. In questo caso potrebbe ancora esistere in qualche archivio tutta la documentazione relativa: chissà se e quando la Nasa renderà noto questo e gli altri suoi X-Files?

Tags: Ufo, Documenti classificati, Avvistamenti