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Ain Ghazal e il mistero delle statue funerarie

Ain Ghazàl e il mistero delle statue funerarie

Circa 2.500 anni prima che Ur raggiunse i 65 mila abitanti divenendo così la più grande città al mondo dell’età del rame, in Giordania fiorì la città di Ain Ghazal, abitata tra il 7.250 e il 5.000 a.C., che nei primi secoli di vita raggiunse una popolazione di 3.000 abitanti.

Se delle case di Ain Ghazal, costruite in mattoni di fango, ci sono rimasti poco più delle fondamenta, abbiamo ritrovato molte sepolture, alcune delle quali riservate solo al cranio del defunto, in qualche caso con un corredo di statuette in gesso bianco (ne sono state trovate in tutto 32, di cui 15 a figura intera, 15 busti, di cui 3 a doppia testa, e 2 teste frammentarie).

Statuette dalle sembianze aliene

Le statuette di Ain Ghazal presentano abiti, occhi e capelli dipinti, in qualche caso anche tatuaggi o pitture corporee. Chiunque abbia osservato i volti di queste statuette non può non aver notato la particolarità dei loro lineamenti, il che unito agli ancora misteriosi rituali di sepoltura ha portato alcuni ufologi a chiedersi se non potessero le statuette rappresentare antichi astronauti alieni, dato che i lineamenti ricordavano quelli del presunto alieno la cui foto apparve sulla copertina della rivista brasiliana Ufo nel 1991.

E’ possibile che oltre 9 mila anni fa dei visitatori alieni siano entrati in contatto con la popolazione di Ain Ghazal o che addirittura nella necropoli della cittadina siano stati tumulati i resti di antichi astronauti?

Ain Ghazàl e il mistero delle statue funerarie

Il finto alieno del New Mexico

Se così fosse sarebbe interessante capire come sia possibile che nel 1947 nel New Mexico, come affermò la rivista Ufo, sia precitato un Ufo con a bordo un pilota delle stesse sembianze delle statuette di gesso di Ain Ghazal di 9 mila anni prima.

In realtà le foto del presunto alieno rappresentavano un modello in argilla creato dall’artista canadese Linda Corriveau per lo Strange Strange World Pavillion (di cui era direttrice) nell’ambito della mostra “Man and his world” tenutasi a Montreal tra il 1978 e il 1981, come la stessa Corriveau spiegò in un post sul suo blog slimeworld.org.
L’articolo della rivista Ufo era dunque una bufala, ma come ha potuto Linda Corriveau creare un modello di alieno così somigliante a statuette che vennero rinvenute nel 1986 ed esposte al pubblico per la prima volta solo nel 1997, alla Arthur M. Sackler Gallery a Washington, nell’ambito della mostra “Archeologia sulle rive del Giordano”? Per capirlo occorre tornare a esaminare le statuette medesime.

Ain Ghazàl e il mistero delle statue funerarie

Ain Ghazàl ei suoi misteriosi riti funebri

Ad Ain Ghazal come in altre località dell’antico medio oriente, era pratica comune disseppellire dopo qualche tempo i morti per riesumarne ossa e teschi, che venivano decorati a fini rituali, ottenendo dagli stessi calchi totali o parziali oggetto poi di venerazione nell’ambito di pratiche religiose incentrate sul culto degli antenati.

Più ancora che alle statuette di Ain Ghazal il modello in argilla di alieno creato da Linda Corriveau aveva molte somiglianze con le maschere frammentarie ritrovate ad a Gerico.

In entrambi i casi le maschere venivano modellate su teschi a cui era stata rimossa la mascella inferiore, cosa che finiva col donare loro l’aspetto “alieno” che notiamo oggi. Sarebbe dunque una mera coincidenza, che si è prestata a diventare la base ottimale per l’ennesima bufala.

Eppure troppe coincidenze fanno un indizio e se qualcuno ha voluto sfruttare le foto del modello di Linda Corriveau non per questo l’indizio è meno intrigante. E se involontariamente avessimo riscoperto la prova di un antico contatto alieno e non ce ne rendessimo neppure più conto, passati 9.000 anni?

Tags: Alieni, Antichi alieni