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Baalbek: antica città cananea o base aliena?

Baalbek: antica città cananea o base aliena?
Tempio dedicato a Ba’al

La storia delle antiche civiltà umane presenta ancor oggi punti oscuri, che lasciano aperta la possibilità che le cose siano andate in modo diverso da come vengono al momento raccontate.

Prendete l’antica città di Baalbek, in Libano, nella valle della Beqa ad un’altitudine di 1.170 metri sul livello del mare. La storia ufficiale ci spiega che le sue origini risalgono a due insediamenti cananei dell’età del bronzo, sorti tra il 2.900 e il 1.600 a.C., e che il nome deriva dal dio Ba’al (che in varie lingue della regione significa “signore”).

Baalbek, la città del signore della Bequa

Baalbek sarebbe dunque la città del “signore della Beqa” e difatti uno dei templi più antichi della città era un santuario dedicato a Ba’al, poi trasformato in tempio per il dio egiziano Ra e infine in uno per il dio greco Helios durante la dominazione egiziano-tolemaica seguita al passaggio di Alessandro Magno, durante la sua marcia verso Damasco.

Ma al di là del nome della divinità, quello che impressiona di questo tempio sono le dimensioni: il cortile del tempio vede alla sua estremità occidentale una piattaforma gigantesca, di 88 x 48 metri, per la quale furono utilizzati blocchi davvero colossali.

Pensate che i tre blocchi maggiori misurano tra i 19,60 e i 19,10 metri di lunghezza, per 4,3 metri di altezza per 3,65 metri di profondità e pesano circa 800 tonnellate ciascuno.

Un quarto blocco, ancora più grande (21,5 m di lunghezza con una sezione quadrata di 4,30 metri per lato), conosciuto come “pietra della gestante”, fu abbandonato, non completo, nella cava.

Baalbek: antica città cananea o base aliena?
Blocco incompiuto chiamato “pietra della gestante”

Chi e come ha costruito il tempio di Baalbek?

Come avrebbero potuto popolazioni dell’età del Bronzo o anche i successivi conquistatori della città a realizzare opere così imponenti, trasportando e innalzando simili blocchi ad un’altezza così elevata, una volta lavorati con semplici strumenti in bronzo?

Così tra gli appassionati della teoria degli antichi astronauti c’è chi ha riletto la storia sostenendo che Baalbek, che alcuni testi antichi identificano come una “zona di atterraggio” degli dei, possa essere stata una base aliena realizzata e utilizzata oltre 5 mila anni fa.

Da chi? Da chi evidentemente disponeva di una tecnologia che per molti secoli non sarebbe ricomparsa sul pianeta. Gli stessi Romani, che ritrasformarono ancora una volta il tempio dedicandolo a Giove, sapevano tagliare e trasportare blocchi di pietra fino a 5 tonnellate. Dimensioni imponenti ma comunque minuscoli rispetto a quelli utilizzati a Baalbek.

La precisione stessa del taglio dei blocchi di questo e altri templi della cittadina, che una volta accostati uno all’altro furono così perfettamente allineati che ancora oggi neppure un foglio di carta può essere inserito tra essi, fa pensare all’utilizzo di laser più che di rudimentali scalpelli.

Baalbek: antica città cananea o base aliena?
Blocchi megalitici circondavano la città

In ogni caso, nessun testo storico né egiziano né greco né romano ci è pervenuto che identifichi chi abbia realmente costruito la città, così come non sappiamo il nome degli architetti dei suoi templi. Tanti dubbi dunque, ma bastano per mettere in crisi la storia ufficiale e offrire una conferma certa alla teoria del paleo contatto?

Vitruvio spiegò le tecniche di costruzioni megalitiche

Per la verità non è detto. Nel suo nel decimo libro l’autore latino Vitruvio descrive infatti il processo e i macchinari utilizzati nei cantieri dell’antica Grecia e di Roma, soffermandosi in particolare sul trasporto dei megaliti.

Questo avveniva facendo rotolare sul terreno i blocchi dopo averli “imballati” con pezzi di legno incrociati a sezione parallele alla colonna o realizzando delle ruote di circa 3,60 metri di diametro poste alle estremità dei blocchi stessi e trainata da otto coppie di buoi.

In alternativa, venivano utilizzati argani verticali ("cabestani"). Sei di questi ultimi, coinvolgendo un totale di 144 uomini, potevano generare una forza di trazione di oltre 78 mila chilogrammi.

Quanto sarebbe bastato a consentire il trasporto dei singoli blocchi colossali di Baalbek, senza per forza dover prevedere il coinvolgimento di alieni. Ma per gli appassionati della teoria del paleo contatto questo non basta a escludere che antichi astronauti abbiano visitato il pianeta in epoca remota.

Tags: Antichi alieni, Archeologia, storia