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Vladimir Putin

Piazza Rossa: il sangue continua a scorrere

La morte di Boris Nemtsov, ex delfino di Boris Eltsin, imbarazza Vladimir Putin: per Nemtsov era proprio Putin a volerlo uccidere.

Sotto Boris Eltsin, successore di Michail Gorbaciov al Cremlino, era stato vicepremier, ma l’ascesa al potere di Vladimir Putin l’aveva messo ai margini della scena. Ma Boris Nemtsov, ucciso da quattro colpi d’arma da fuoco il 28 febbraio sul ponte Zamoskvoretskiy, a pochi passi dalla piazza Rossa, non si era dato per vinto ed era diventato in poco tempo uno dei leader dell’opposizione al presidentissimo russo (ed ex colonnello del Kgb) che non aveva gradito l’appoggio dato da Nemtsov al presidente ucraino Juscenko (di cui era poi stato consigliere economico tra il 2005 e il 2006).

Nemtsov, che gruppi estremisti rossi consideravano un “traditore”, una “quinta colonna fascista”, era già scampato a un attentato nel 2009, quando alcune persone gli lanciarono contro una freccia avvelenata con cloruro di ammonio, una sostanza che le forze armate e i servizi segreti russi conoscono bene, avendolo usato in granate anticarro nella guerra in Cecenia del 2000, proprio l’anno in cui Putin, all’epoca primo ministro, succedette al dimissionario Eltsin come presidente ad interim della Russia. Putin ora condanna l’attentato come “un omicidio crudele ed una provocazione” ed ha ordinato ufficialmente alle agenzie investigative russe di indagare sul caso.

Nemtsov aveva tuttavia dichiarato il 10 febbraio scorso di temere “che Putin voglia uccidermi”. Un monito che ora suona come un’accusa, ma dipendendo le indagini dallo stesso presidente russo è improbabile che le inchieste ne accertino eventuali responsabilità, anche indirette. Quel che pare certo è che a uccidere Nemtsov siano stati colpi sparati da pistole Makarov, guarda caso in dotazione fino agli inizi degli anni Novanta all’esercito e alla polizia russa, ma anche all’Fsb, il servizio segreto russo erede del Kgb (forze che adesso usano la Mp-443 Grach), ormai facilmente reperibili da chiunque sul mercato nero. La “pistola fumante” insomma non si vede, per ora, ma non è detto non ci sia.

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