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Yeti: la tragica fine di coloro che lo hanno cercato

La ricerca attiva dello Yeti, essere leggendario (il termine deriva da “yeh-teh”, letteralmente “quella cosa là”, espressione con cui gli sherpa indicavano la creatura) presente in varie culture delle popolazioni dell'Himalaya e della Russia, è iniziata nel 1889 con la scoperta da parte del maggiore inglese L. A. Waddell di impronte a più di 5.000 metri di quota attribuite al “abominevole uomo delle nevi”, ma fino a questo momento nessuno dei numerosi cacciatori è stato mai in grado di mostrare anche solo un esemplare della misteriosa creatura ed anzi molte spedizioni si sono concluse in modo tragico.

Cercare lo Yeti può causare la morte: fu il caso dello scienziato Vladimir Pushkarev, morto 40 anni fa senza lasciare ai posteri lavori scientifici, ad eccezione di diversi articoli pubblicati sulle riviste. Essendo un geologo, Pushkarev si imbattè per la prima volta in storie di uomini delle nevi negli anni ‘70, visitando l’area degli Urali, della taiga e della tundra.

Nomi diversi per un essere selvaggio

La popolazione locale parlava di un uomo selvaggio della foresta, lo Yagmort, coperto di una pelliccia nera o grigia. Anche le popolazioni della taiga e della tundra avevano molte leggende su esseri selvaggi: i Khanty raccontavano del Kul della foresta, i Nenet del Tungus, i Mansi del Menckom, gli Yakut temevano persino di pronunciare il nome Chuchuna. yeti

Un testimone oculare a Puyko

Nella penisola Yamal, Pushkarev raccolse la storia dell’insegnante di un villaggio, Martha Yefimovna Senkina, che da bambina andava col padre a lavorare, fermandosi a dormire nella regione di Puyko. Lì notò che i cani abbaiavano costantemente nei giorni autunnali, dopo di che scoprirono che ciò era dovuto all'apparizione di una misteriosa creatura che una notte lei stessa vide: una figura enorme, con occhi rossi, alto oltre 2 metri che prima sembrò avvicinarsi minaccioso, poi scomparve.

Pushrarev sulle tracce dello Yeti

Pushkarev a quel punto iniziò a cercare seriamente mostri misteriosi, iniziando a preparare una spedizione col dipartimento biologico di Tver. Dopo un ulteriore viaggio nella penisola Yamal, lo scienziato chiese ai suoi colleghi di inziare a registrare tutti gli eventi connessi con l’apparizione di antiche rarità della natura, che erano state fino a quel momento rifiutate e trattate come miti e leggende. La posizione di Pushakrev era piuttosto controversa, ma furono i suoi metodi “non ortodossi” a causarne la tragica fine.

Metodi di ricerca poco ortodossi

Alcuni sensitivi predissero a Pushkarev un incontro con lo Yeti vicino al lago Ozero Yarato e gli consigliarono di non portare armi con sé. Pushkarv partì da solo, su una barca gonfiabile, vestito con abiti leggeri e stivali di gomma: un equipaggiamento decisamente poco adatto ad un ambiente selvaggio come quello in cui si recava, eppure Pushkarev non era un turista sprovveduto e ancor oggi non ci si spiega perché sia andato incontro al suo destino così. Forse iniziò a considerarsi immune da ogni pericolo dopo l’incontro con i maghi, o era semplicemente in uno stato inadeguato. Chuchuna

Pushkarev scomparve nel nulla

Fatto sta che lo scienziato è semplicemente scomparso, la sua attrezzatura venne ritrovata lungo il fiume Hulga assieme a un paio di note che non chiarivano le circostanze dell’incidente. Molti anni dopo un ingegnere, Oleg Sharov, che si trovava con sua moglie sul fiume Amguema (nella regione di Chukchi), provò a proseguire la ricerca di Pushkarev. La coppia aveva sentito storie locali su una creatura insolita con capelli biondi e aveva deciso di mettersi alla sua ricerca.

Anche Sharov cercò tracce dello Yeti

C’era maltempo e mentre la coppia scendeva dalle colline si ritrovò improvvisamente davanti agli occhi di un enorme uomo delle nevi dalle lunghe braccia che si allontanò rapidamente per scomparire nella nebbia. In seguito cercarono di approfondire le storie dei Mansi sui “demoni delle foreste” ma la popolazione non volle parlare per paura di attirarsi sventure. Sharov rise di tali superstizioni e mandò ad un collega, l’ingegner Sapunov, un messaggio in cui affermò che presto avrebbe portato la prova dell’esistenza dell’ominide con cui intendeva entrare in contatto.

Ancora un epilogo drammatico

Anche in questo caso la storia ebbe un epilogo drammatico: la spedizione venne travolta da una valanga caduta su di loro mentre cercavano la misteriosa creatura. I Mansi sono ancora oggi convinti che a provocare la valanga sia stato lo Yeti, per gli scettici il problema vero è che simili spedizioni andrebbero organizzate nei minimi dettagli, perché le montagne come pure la tundra e la taiga non perdonano un atteggiamento superficiale nei confronti della natura.

Tags: Misteri irrisolti, Miti