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La cospirazione della moda

Donne vittime della moda

Morire per la moda? Al giorno d’oggi sembra difficile, se si esclude qualche caso di anoressia che potrebbe essere legato a certi modelli estetici proposti in anni recenti, ma fino a un secolo fa era molto meno improbabile. Volete qualche esempio? Le gonne con la crinolina (la sottogonna rigida che serviva a sostenere rendere voluminose le gonne) erano altamente infiammabili.

Donne vittime della moda

Se poi una donna “alla moda” scampava al pericolo d’incendio, il continuo strisciare delle gonne per terra finiva col favorire il contatto potenziale con i germi della febbre, del tifo, dell’influenza o di altri virus e malattie per le quali fino a pochi decenni or sono non esistevano cure efficaci. Non che corpetti e abiti fossero più sicuri: fino a tutto l’Ottocento era pratica comune colorare gli abiti in verde con pigmenti derivati dall’arsenico, un veleno usato anche nella lavorazione dei fiori artificiali che adornavano abiti e cappellini.

Donne vittime della moda

L’effetto derivante dalla continua esposizione a tali veleni poteva consistere in piaghe che comparivano sulle mani delle operaie e delle sarte che avevano prodotto e cucito tali abiti ma anche sul corpo di chi li indossava. Se le donne correvano quotidianamente rischi per cercare di seguire la moda, per gli uomini non era meno pericoloso: nella lavorazione dei cappelli si è impiegato per oltre 200 anni il mercurio, poi dichiarato tossico. Anche in questo caso al rischio di avvelenamento erano esposti tanto coloro che producevano i cappelli quanto coloro che li indossavano.

La moda è una cospirazione?

Se poi scampavate all’avvelenamento da arsenico o mercurio, potevate finire con l’avvelenarvi col piombo contenuto in alcune ciprie come la “Swan Down”. Questi e altri esempi sono stati raccolti da Alison Matthews David nel libro “Fashion Victims: the dangers of dress past and present” ma c’è anche chi ha sostenuto, come il blogger Matthew Sabato, che ipocondriaci e vittime della moda sarebbero oggetto di una vera e propria cospirazione ai loro danni.

Matthew ha iniziato a sospettare in particolare che l’esigenza di cambiare occhiali ogni 6 mesi – un anno possa non essere sempre giustificata, anzi: così ad un certo punto ha deciso di non comprare più altri occhiali e, a suo dire [link], la sua visione non è mai stata migliore. E così sarebbe da oltre sei anni. Insomma: la moda uccide, ancora oggi?

Donne vittime della moda

Tags: Teorie del complotto