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Motori spaziali del futuro per raggiungere le stelle

Motori spaziali del futuro

La Nasa guarda avanti e cerca nuove tecnologie per spingere l’esplorazione spaziale ben oltre l’orbita bassa della Terra, fino a Marte ed oltre. Le future missioni spaziali richiederanno nuovi motori spaziali come, ad esempio, pannelli solari di nuova generazione in grado di migliorare le performance della missione, estendere la vita dei pannelli solari stessi e portare una sonda alimentata molto oltre a dove siano mai arrivate.

Pannelli e vele solari per la Nasa

Tutto questo dovrebbe essere il frutto del programma Game Changing Development (GCD), che di recente ha selezionato quattro tecnologie (per ciascuna delle quali sono stati stanziati 400 mila dollari per finanziare nove mesi di ricerca e sviluppo, al termine dei quali due delle tecnologie potranno ricevere 1,25 milioni di dollari per sviluppare il loro hardware. Al termine, una tecnologia sarà selezionata perché possa fornire un sistema hardware scalabile.
Ma la Nasa non guarda sono solo ai pannelli solari per l’esplorazione dello spazio profondo. Presso il Marshall Space Flight Center l’agenzia spaziale americana sta sviluppando Heliopause Electrostatic Rapid Transit System (HERTS) o E-sail, un sistema basato sullo sfruttamento del vento solare in grado di far raggiungere ad una sonda l’eliopausa in meno di 10 anni, contro i 30 impiegati dal Voyager 1.

Anche Millner punta sulle vele solari

L’idea delle vele solari, spinte però da un laser molto concentrato sparato dalla Terra, piace anche al miliardario russo Yuri Milner, che finanzierà con 100 milioni di dollari il progetto Breakthrough Starshot, sostenuto anche dall’astrofisico Stephen Hawking e del fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, che prevede la messa in orbita di una flotta di 20 mini-sonde da far poi viaggiare verso Alpha Centauri, distante dal sistema solare 4,37 anni luce. Se tutto andrà bene il viaggio dovrebbe durare circa 20 anni, impiegando appena 3 giorni per portare le mini sonde, grandi poco più di uno smartphone, ai confini del sistema solare.

I motori spaziali del futuro

In parallelo sia la Nasa sia l’Agenzia spaziale europea (Esa) stanno sviluppando ulteriormente i motori ionici ad effetto Hall, utilizzati fin dagli anni Novanta dall’ex Unione Sovietica e poi dalla Russia e capaci di lavorare ininterrottamente per molti anni consumando poco combustibile (gli ultimi modelli sfruttano il gas Xeno), anche se finora la spinta ottenuta da tali motori è modesta.

Ancora più in là saranno altri motori a sostenere l’espansione dell’uomo nell’universo, se ha ragione Harold White, fisico specialista nei sistemi di propulsione di nuova generazione che lavora al Johnson Space Center della Nasa e che da tempo sta provando a creare un motore “warp”, in grado di generare piccole distorsioni nello spazio-tempo, sufficientemente grandi da includere una sonda o astronave che sarebbe a quel punto in grado di viaggiare a velocità superiori a quelle della luce. E’ il caso di dire che, se tutto va bene, ne vedremo delle belle e potremo forse andare a far visita ad altri mondi e altre civiltà nella galassia, “fino ad arrivare là dove nessun uomo è mai giunto prima”.

Tags: Tecnologia