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Le vampire emergono dalla notte dei tempi

Vampire

Come se si confrontassero da sempre, non sono solo i Licantropi ad accompagnare da secoli la storia dell’umanità, ma anche i Vampiri. Che li crediate esseri di una razza aliena, mutazioni genetiche prodotte su alcuni esseri umani da antichi astronauti, o il frutto di un patto scellerato col demonio, i vampiri sono una presenza che si perde nella notte dei tempi e che mostra un’origine universale, dato che la loro figura viene descritta in ogni cultura indipendentemente dal tempo e dalla latitudine.

Il fascino perverso che i vampiri esercitano sull’immaginario collettivo è irresistibile: la loro crudeltà appare l’incarnazione del male svincolato da ogni emozione, il piacere che essi proverebbero pare consistere nell’uccidere fine a se stesso, spesso esaltato dall’innocenza delle loro vittime, che si arrendono al piacere e all’orrore e della distruzione di sé. Ma mentre i vampiri maschi sono creature occulte di una paura antica, le loro femmine esaltano la fantasia dell’uomo sin dalla notte dei tempi, divenendo simboli primordiale di una triade ambigua: seduzione-sangue vitale-morte.

Il primo vero vampiro donna della storia fu la babilonese Lilith (o Ardat Lili); altrettanto antica la Lamashtu, pure babilonese, attirava gli uomini per berne il sangue e sottraeva il feto dal grembo delle madri. Mormo, Lamia e Empusa, demoni della mitologia greco-romana, erano capaci di tramutarsi in leggiadre giovani che attirano le loro prede, soprattutto bambini nel caso di Mormo, giovani uomini che le seguivano nei loro letti nel caso si Lamia ed Empusa, per poi berne il sangue e divorarle. Le Strige erano donne vampire dell’antica Roma, ma con lo stesso nome si indicavano anche le cortigiane.

In Asia sin dall’ottavo secolo dopo Cristo si parla delle Sing-dongmo, donne vampire psichiche dalla testa irta di zanne che in una cripta del monastero tibetano di Samye, il cui accesso è tuttora vietato a chiunque non sia il grande Lama in persona, martirizzano i soffi vitali delle persone malvagie e li assorbono avidamente. Nel Medioevo europeo fioriscono le testimonianze su vampiri sia maschi che femmine, con le italiche Surbiles in grado di introdursi nelle case sotto forma di fumo, per poi succhiare il sangue ai neonati la notte. Nel Sedicesimo secolo si ha la testimonianza storica della prima vampira “reale”, Erzsebet Bathory (1560-1614), sanguinaria contessa della Transilvania. Colta e bella, Erzsebet fu alleata di Vlad Tepes (figlio di Vlad Dracul), la cui tomba potrebbe trovarsi a Napoli.

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Da Tepes la bella ma letale Erzsebet pare aver preso tendenze sado-masochistiche e sessualmente deviate mentre la zia Karla Bathory la iniziò al piacere della flagellazione nonché alla pratica di riti occulti. Convinta che bagni e boccali di sangue quotidiani rendessero immortale la sua bellezza, Erzsebet venne pochi anni dopo riconosciuta colpevole di aver torturate e dissanguate a morte oltre seicento fanciulle e per questo murata viva nel suo stesso castello di Csejthe. Ricca di tracce di vampiri donna è anche la mitologia americana, dalla Cuateteo messicana, che lancia i propri assalti dagli incroci, all’Azeman del Suriname, demone donna dalle caratteristiche comuni a vampiri e licantropi.

Le donne vampiro col passare dei secoli sono divenute il simbolo del peccato ma anche del sesso estremo, in cui l’atto carnale si esprime attraverso il morso, un “bacio mortale” che quando non uccide genera un altro vampiro. Solo in epoca recente quest’aura particolare, misto di ambiguità e di mistero, di paure ataviche e di senso del sovrannaturale, sembra essersi affievolita e banalizzata, sempre pronta, tuttavia, a ridare vita alle paure più antiche dell’umanità.

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