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Diabete, la cura sembra meno lontana

Diabete

Il diabete è una malattia subdola, che si manifesta in forme e modi diversi. Il Diabete Mellito, ad esempio, può essere di Tipo 1 e allora deriva dalla distruzione autoimmune di cellule beta del Pancreas produttrici di insulina, con conseguente incremento del glucosio nel sangue e nelle urine, e si manifesta fin dall’infanzia. Se è di Tipo 2 è una malattia metabolica che si può manifestare anche in età avanzata ed è caratterizzata da un eccesso di glicemia in un contesto di insulina-resistenza e insulina-deficienza relativa.

Circa il 90% dei casi di Diabete Mellito è di Tipo 2 ( in questo caso l’obesità è considerata la causa primaria), il 10% di Tipo 1 o di tipo gestazionale; in tutti i casi trattandosi di una malattia cronica comporta una serie di sofferenze e difficoltà per chi ne soffre oltre a poter presentare complicanze tardive come la neuropatia, la retinopatia e la nefropatia. Barcollamenti, perdite d’equilibrio, necessità di controlli quotidiani dei livelli di glicemia, un regime alimentare molto rigoroso, dipendenza dalla somministrazione di insulina sono solo alcuni dei disagi che i pazienti affetti dal Diabete Mellito devono sopportare, senza speranza, per ora, di una cura definitiva.

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Controllo della glicemia

Una situazione onerosa anche economicamente parlando, ma per questo in grado di scatenare appetiti da parte delle grandi multinazionali farmaceutiche. Per questo appare molto importante lo studio dell’Ifc-Cnr e dell’Università del Texas recentemente pubblicato sulla rivista Diabetes, che dimostra come l’assunzione di exenatide (un farmaco che produce effetti simili a quelli del dell’ormone intestinale” glucagon like peptide-1” o Glp-1) nei soggetti prediabetici aumenti non solo il metabolismo dell’insulina, ma anche quello delle aree cerebrali coinvolte nei meccanismi di controllo di fame e sazietà, regolando la risposta dell’appetito.

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Dott.ssa Amalia Gastaldelli

“Il lavoro - spiega Amalia Gastaldelli dell’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche (Ifc-Cnr) di Pisa - dimostra come nell’uomo, già dopo una singola somministrazione di questo ormone sintetico, vi sia un miglioramento del metabolismo del glucosio sia cerebrale che sistemico”. Si è infatti osservato “che nelle due ore successive all’assunzione di zucchero la singola somministrazione di exenatide aumenta, rispetto al placebo, anche il metabolismo delle aree cerebrali coinvolte nei meccanismi di controllo della fame e della sazietà e in zone deputate al sistema dell’appagamento da cibo”.

In sostanza, il farmaco aumenta la risposta di tali aree, mentre “spegne” quelle dell’appetito (l’ipotalamo), spiegando almeno in parte, i meccanismi già noti attraverso i quali pazienti che usano analoghi del Glp-1 perdono peso. E’ la conferma del ruolo che il cervello ha nell’insorgenza del Diabete Mellito e dell’obesità: “Il cervello regola sia l’impulso della fame sia il modo in cui il cibo viene metabolizzato. I risultati della nostra ricerca evidenziano un peso determinante dell’ormone Glp-1 e in questo senso e aprono nuovi scenari nella lotta a queste malattie” conclude Gastaldelli.

Una speranza importante, perché potrebbe voler dire che esiste una strada per curare il Diabete Mellito di Tipo 2 connesso ai casi di obesità. C’è solo da sperare che il diritto alla salute dei pazienti non sia ancora una volta subordinato agli interessi delle case farmaceutiche, apparse in più di una occasione fin troppo attente ai propri profitti piuttosto che al progresso della medicina e alla ricerca di cure efficaci e definitive contro malattie croniche di grande diffusione come lo stesso Diabete Mellito.

Tags: Salute, Scienze