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Litvinenko: fu Putin a dare l’ordine?

Aleksandr Litvinenko e Vladimir Putin
Aleksandr Litvinenko e Vladimir Putin

Aleksandr Litvinenko venne assassinato nel 2006 a Londra mediante avvelenamento da polonio-210 radioattivo, probabilmente su ordine di un suo ex collega, l’attuale presidente russo Vladimir Putin. Litvinenko, ex ufficiale del servizio segreto russo Fsb specializzato nella lotta contro la criminalità organizzata, si era “bruciato” nel novembre 1998 quando con ad altri colleghi aveva accusato pubblicamente alcuni ufficiali del Fsb di aver ordinato l’assassinio del magnate russo ed oligarca Boris Berezovsky, tra i fedelissimi di Boris Yeltsin e poi oppositore di Putin.

Secondo Litvinenko, che una volta a Londra vide alcuni suoi libri di denuncia finanziati dallo stesso Berezovsky, era proprio Putin il “mentore” della cricca del Fsb; il presidente russo avrebbe inoltre approvato una serie di attentati in Russia che causarono circa 300 vittime e furono attribuiti ai Ceceni, grazie ai quali fu possibile giustificare agli occhi dell’opinione pubblica un intervento militare.

La storia sembra tratta di peso da un romanzo di Ian Fleming o di John le Carré, dato che a uccidere Litvinenko secondo le risultanze di un’inchiesta ufficiale britannica sarebbero stati Andrei Lugovoi e Dmitri Kovtun, dure russi per i quali Mosca non ha mai concesso l’estradizione sospettati di aver agito sotto la direzione del Fsb guidato dal generale Nikolai Patrushev, attuale consigliere per la sicurezza nazionale, guarda caso nominato dall’allora presidente russo Boris Yeltsin quale successore dello stesso Vladimir Putin nel 1999. Lo stesso Boris Berezovsky ha fatto una fine tragica, essendo morto “apparentemente” suicida (o “suicidato”?) sempre a Londra nel 2013.

Aleksandr Litvinenko
Aleksandr Litvinenko prima e dopo l'esposizione alle radiazioni

Se Londra sembra una delle città più “infiltrate” da agenti del Fsb, perché Litvinenko decise di stabilirvisi? Anzitutto perché sperava di poter passare al servizio dell’intelligence britannico, ma gli 007 di Sua Maestà avrebbero declinato l’invito; poi perché la destinazione iniziale sarebbe stata l’Italia dove viveva il fratello Maxim. L’Italia però, secondo l’ex capo di Litvinenko, il generale Anatoly Trofimov, sarebbe stata con la Germania il paese più infiltrato dal Fsb al punto che persino l’ex presidente del consiglio, Romano Prodi, poteva essere considerato un “loro uomo”.

Mario Scaramella
Mario Scaramella

Rivelazioni, queste ultime, che lo stesso Litvinenko avrebbe poi fatto a Mario Scaramella, consulente della Commissione Mitrokhin chiamata a indagare su una rete di depositi d’armi e stazioni radio create dal Kgb in Italia (tutte effettivamente ritrovate) da attivare se si fosse verificato un colpo di stato di Destra. Scaramella è un personaggio singolare, finito anche al centro di alcune indagini per traffico d’armi e per la creazione di dossier su esponenti del Centrosinistra come lo stesso Prodi, Alfonso Pecoraro Scanio e Antonio Bassolino.

L’incontro di Scaramella e Llitvinenko avvenne a Londra, in un ristorante di sushi nei pressi di Piccadilly, solo due settimane prima della morta dell’ex agente russo, tanto che anche Scaramella venne poi sottoposto ad analisi per accertare se non fosse stato a sua volta esposto al polonio-210. Qualche cosa sulla vicenda e sui suoi risvolti italiani potrebbe forse saperla Silvio Berlusconi, successore a Palazzo Chigi dello stesso Romano Prodi, da sempre dichiaratosi “amico” di Vladimir Putin. Di certo appare curioso che tutta la vicenda sia tornata alla ribalta proprio ora che Vladimir Putin sta provando a uscire dal pantano ucraino con una decisa azione militare in Siria a supporto del regime amico di Bashar Assad e contro l’Isis. Che sia tutto un gioco di ombre?

Tags: Russia, Inghilterra, Teorie del complotto, Spionaggio