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Gli alieni potrebbero nascondersi negli ammassi globulari

ammassi globulari
Disegno che mostra la Via Lattea e la collocazione degli ammassi globulari, nell'alone esterno (a cura di Massimiliano Razzano)

Civiltà aliene? Il problema potrebbe non essere “quando” ma “dove” cercarle e se nessun segnale è finora stato trovato è forse solo perché abbiamo puntato i nostri telescopi e radiotelescopi nella direzione sbagliata. Ne è convinta l’astrofisica Rosanne Di Stefano, docente di astronomia presso l’Harvard Smithsonian Center for Astrophysics di Cambridge, specializzata in osservazioni cosmologiche di pianeti extrasolari che ha presentato i suoi risultati nel corso della 227esimo meeting dell’Associazione Astronomica Americana che si tiene in questi giorni a Kissimmee, in Florida.

L’astrofisica, di nazionalità britannica ma la cui famiglia ha evidenti origini italiane, ha sostenuto che il luogo dove maggiori sono le probabilità che si possano trovare tracce di civiltà aliene sono gli ammassi globulari, ossia gli agglomerati sferici (se ne conoscono finora 158, ma potrebbero esservene ancora 10-20 da scoprire) composti da centinaia di migliaia di vecchie stelle che si trovano nella parte esterne della nostra galassia.

Rosanne Di Stefano
Rosanne Di Stefano

Finora si pensava, data la distanza relativamente modesta tra le stelle che compongono gli ammassi globulari, che eventuali sistemi planetari potessero sopravvivere solo qualche centinaio di milioni di anni, il che data la loro età avrebbe voluto dire che ormai di pianeti non potevano esisterne praticamente più. Qualche anno fa però venne scoperto un sistema planetario in orbita attorno ad una stella binaria, PSR B1620-26 (a circa 12.400 anni luce dalla Terra), che fa parte dell’ammasso globulare M4.

Ora la Di Stefano, grazie a nuove e dettagliate simulazioni al computer, ha dimostrato che esiste una elevata probabilità che sistemi planetari all’interno degli ammassi possano sopravvivere per diversi miliardi di anni e potrebbero quindi essersi rivelati ottime “culle” per lo sviluppo della vita e di civiltà extraterrestri. “In un certo senso - ha spiegato la Di Stefano - sarebbe sereno vivere in un ammasso globulare”, visto che le stelle che costituiscono questi ammassi sono di piccola taglia e non sono destinate a esplodere come supernove ma a spegnersi lentamente.

Pertanto i pianeti intorno ad esse avrebbero miliardi di anni di tempo per evolversi ed eventualmente riuscire ad ospitare la vita; certo, gli eventuali pianeti rischierebbero un continuo “tira e molla” dovuto all’attrazione gravitazionale di stelle molto vicine fra loro, ma la Di Stefano e il suo collega Alak Ray, del Tata Institute per Technology, hanno sviluppato una complessa serie di simulazioni computerizzata di una popolazione di un ammasso stellare che ha dimostrato come stelle alla distanza reciproca di circa mille Unità Astronomiche (ossia mille volte la distanza media fra la Terra e il Sole), si influenzino in realtà molto poco e abbiano una modesta probabilità di “rubarsi” pianeti a vicenda nel corso dei miliardi di anni.

Eventuali civiltà aliene potrebbero pertanto evolvere senza troppi traumi e inoltre, essendo le distanze tra le stelle molto ridotte rispetto a quelle nel braccio della Via Lattea in cui si trova la Terra, se vi fossero più civiltà esse potrebbero facilmente scoprirsi a vicenda e inviarsi comunicazioni nel giro di alcuni mesi o anni e non di migliaia o centinaia di migliaia di anni come nel nostro caso. La stessa esplorazione spaziale, con sonde o persino con equipaggi viventi, sarebbe relativamente agevole.

Per ora naturalmente sono osservazioni teoriche, perché non abbiamo né inviato né tanto meno ricevuto alcun segnale dagli ammassi globulari noti. Ma se esistessero tali civiltà potrebbero essersi già evolute in federazioni galattiche, un poco come quelle ipotizzate da serie di fantascienza come Star Treek. Vivendo in un “super condominio” galattico queste civiltà potrebbero anche aver sviluppato una maggiore capacità di tolleranza l’una dell’altra, sarebbero insomma dei “vicini di casa” ideali. Perché non provare a inviargli un messaggio di saluto?

Tags: Vita extraterrestre