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Ufo: quello che sa l’Fbi lo tiene in cassaforte

Guy Hottel

Sarà che il 24 Gennaio in America ricomincia la serie televisiva “cult” degli anni Novanta, X-Files, sarà che persino Hillary Clinton sembra corteggiare il voto di chi ha “scelto di credere” all’esistenza degli alieni e degli Ufo, fatto sta che uno dei documenti in assoluto più letti dell’archivio Foia (Freedom of information act) online dell’Fbi, anche noto come “the Vault” (https://vault.fbi.gov) ossia letteralmente “la cassaforte”, è un documento intitolato semplicemente “Guy Hottel” disponibile insieme ad alcuni altri dossier nella sezione “fenomeni inspiegati”.

In una delle pagine che compongono il documento si legge di un episodio riferito di seconda o terza mano di tre distinti ma collegati crash di ufo avvenuti intorno al 1950 nel New Mexico, con tre corpi alieni descritti come aventi una “forma umana”, solo di tre piedi d’altezza e vestiti di un tessuto metallico. “Ogni corpo è stato bendato in un modo simile alle tute “blackout suits” utilizzate da aviatori di velocità e piloti collaudatori”, secondo quanto riferisce l’agente Hotel. L’ufo stesso era descritto avente 50 piedi di diametro.

Guy Hottel

L’Fbi nega che il memo sia collegato all’incidente di Roswell, o addirittura di aver mai indagato seriamente. “Dopo tutto il memo Hottel non prova l’esistenza di ufo, ma è semplicemente una richiesta di seconda o terza mano che non abbiamo mai studiato”, ha spiegato ufficialmente l’agenzia sottolineando come “alcuni credono che il memo riferisse una bufala che circolava in quel momento, ma i file in possesso dell’Fbi non forniscono informazioni per verificare questa teoria”.

Si tratterebbe, secondo altre fonti, di una delle tante bufale fatte circolare all’epoca da Silas Newton, un presunto petroliere che in quegli anni insieme a Leo Gebauer aveva tentato di vendere strumenti per la ricerca di petrolio, gas e oro, dichiarando che gli stessi si basavano su una tecnologia aliena. Per convincere i potenziali acquirenti, Newton e Gebauer mostravano loro un presunto frammento di un ufo che affermavano essersi schiantato su un loro terreno.

La storia, riferita dal statunitense Frank Scully e inizialmente creduta autentica venne poi verificata essere una bufala da un altro giornalista, Philip Cahn che con destrezza riuscì ad entrare in possesso del famoso “frammento di ufo” risultato poi comune alluminio per pentole alle successive analisi. Newton e Gebauer vennero poi arrestati nel 1953 quando si scoprì che avevano già truffato con quel trucco diverse persone, mentre Scully rimase convinto della storia e in un libro pubblicato dieci anni dopo affermò di ritenere che l’ufo si fosse schiantato ad Aztec (da allora questa storia è nota come “la bufala del crash ufo di Aztec”).

Se il file dell’Fbi si riferisca a questa storia o sia l’autentica testimonianza di schianti di ufo verificatisi negli anni Cinquanta sopra il territorio statunitense non è dato sapere, ma va notato che in quegli anni raramente l’Fbi si occupava di avvistamenti ufo visto che la maggior parte delle indagini era seguita dalla Us Navy per il famoso “progetto Bluebook”. Inoltre tra gli anni Venti e gli anni Cinquanta il New Mexico era un’area su cui sovente si testavano nuovi missili e dunque i suoi cieli erano piuttosto affollati. Chissà se l’eventuale elezione di Hillary Clinton non possa consentire di riaprire e chiarire questo e altri casi presenti nella “cassaforte” dell’Fbi.

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