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Ufo: il combattimento aereo di La Joya

Ufo: il combattimento aereo di La Joya
A 23 anni, l'allora tenente Huerta è riuscito a sparare e a colpire un UFO

In tutti questi decenni di avvistamenti Ufo, solo un uomo risulta aver mai provato a sparare contro uno di essi: il pilota da caccia peruviano colonnello Oscar Santa Maria Huerta che oltre 35 anni fa, l’11 aprile 1980, ha avuto l’unico caso documentato di combattimento tra un jet militare (un Sukohi-22) e un Ufo a forma di bulbo luminoso.

L’allora 23enne Oscar Santa Maria Huerta, all’epoca tenente pilota dell’aeronautica militare peruviana, con otto anni di esperienza in missioni di combattimento aereo, si stava preparando per le esercitazioni quotidiane assieme a circa 1.800 militari e civili presso la base aerea di La Joya, 1.000 chilometri a Sud della capitale peruviana. All’improvviso gli venne ordinato di decollare col suo Sukohi-22 per intercettare uno strano Ufo argentato che era stato segnalato stazionare in volo sopra il termine della pista.

Ufo: il combattimento aereo di La Joya
Un diagramma che mostra l'incontro con l'UFO

L’oggetto era distante circa 5 chilometri, sospeso in aria a circa 600 metri da terra, e non aveva risposto ad alcuno tentativo di comunicazione. L’oggetto “si trovava in uno spazio aereo senza autorizzazioni e rappresentava una severa sfida alla sovranità nazionale” peruviana, come ha poi raccontato lo stesso Huerta in un proprio libro di memorie aggiungendo come all’epoca “La Joya fosse una delle poche basi in Sud America che possedeva equipaggiamento di origine sovietica, e noi eravamo preoccupati per possibili attività di spionaggio”.

Dopo essere decollato Huerta raggiunse i 2.500 metri di altitudine per poi iniziare una corsa d'attacco. “Ho raggiunto la distanza necessaria e sparato una raffica di sessantaquattro proiettili da 30 millimetri, che hanno creato un “muro di fuoco” a forma di cono che normalmente avrebbe cancellato qualsiasi cosa sul suo cammino”, scrive l’ex pilota militare aggiungendo che “un solo di questi proiettili avrebbe distrutto un’auto, ma essi non ebbero effetto sul’Ufo”.

“Pensavo che il “pallone” sarebbe poi stato squarciato e getti di gas sarebbe cominciare a uscire fuori di esso. Ma non è successo niente, sembrava che gli enormi proiettili fossero stati assorbiti dal pallone, e non è stato per nulla danneggiato”. L’oggetto si allontanò poi rapidamente dalla base dirigendosi verso il cielo, spingendo Huerta ad attivare il postbruciatore dell’aereo per dargli la caccia rimanendo 500 metri dietro. Quando raggiunsero la città di Camana, a 84 chilometri dalla base, l’oggetto subì un arresto improvviso, costringendolo Huerta a deviare a lato.

Ufo: il combattimento aereo di La Joya
Uno schema dell'UFO

Girando verso l’alto e sulla destra Huerta provò a ingaggiare nuovamente un combattimento aereo ma proprio quando l’Ufo era al centro del mirino e Huerta pronto a scagliare una nuova raffica, l’oggetto si alzò improvvisamente, “rompendo” l’attacco. Altre due volte la manovra fu ripetuta e altre due volte l’oggetto evase l’attacco balzando verso l’alto pochi istanti prima che Huerta potesse fare fuoco. Nel frattempo l’Ufo era salito a 14 mila metri di altitudine, così il pilota provò ad attaccare dall’alto, ma l’oggetto riuscì a portarsi sino a 19.200 metri di altitudine, ben oltre i limiti del Sukohi-22.

Temendo di rimanere a corto di carburante Huerta provò ad avvicinarsi ulteriormente a quello che fino a quel momento aveva ritenuto essere un pallone aeronautico. Ma a 100 metri di distanza si rese conto che non era questo ma “un oggetto che misurava circa 10 metri di diametro con una cupola lucida sulla parte superiore che era color crema, simile ad un taglio lampadina a metà. Il fondo era una base circolare ampia, di colore argento, e sembrava una sorta di metallo. Mancava di tutti i componenti tipici dei velivoli: non aveva le ali, getti di propulsione, scarichi, finestre, antenne, e così via. Non aveva alcun sistema di propulsione visibile”.

Huerta si trovava faccia a faccia con un Ufo e a quel punto iniziava ad essere a corto di carburante e ad avere il sospetto di poter essere un facile bersaglio, perciò decise di tornare alla base con manovre evasive a zig-zag, sperando di non essere inseguito dall’Ufo. Dopo che il Sukohi-22 di Huerta fu atterrato, l’ufo rimase sul posto per altre due ore visibile a chiunque della base, riflettendo la luce del sole. Notare che un episodio analogo era già capitato nel 1976 ad un pilota dell’aeronautica militare iraniana, il generale Parviz Jafari, che però a causa di un malfunzionamento delle mitragliatrici non era riuscito ad aprire il fuoco contro un Ufo.

Il caso peruviano fu analizzato dal Dipartimento della Difesa Usa nel 1980 in un dossier intitolato “avvistamento Ufo in Perù” nel quale si arrivava alla conclusione che l’origine del misterioso oggetto era sconosciuta. Tale in effetti rimane a oltre 35 anni di distanza, senza che si siano più registrati “incontri ravvicinati” tra ufo e aerei militari.

Tags: Ufo, Incontri ravvicinati