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Nel futuro le città saranno carceri circondate da slums

L'immagine di città futuristiche divise tra una parte "alta" ipertecnologica, a volte fisicamente isolata dal resto del mondo da alte mura, e un vasto agglomerato urbano degradato che si perde a vista d'occhio tutto attorno è abbastanza frequente nella letteratura e nella cinematografia fantascientifica, ma in questo caso la realtà sta già iniziando a superare, in peggio, la fantasia. Già nel 2003 uno studio di UN-Habitat dal titolo The Challenge of Slums: global report on human settlements segnalava come ormai "un terzo della popolazione urbana mondiale, oltre un miliardo di persone, viveva in quelli che chiameremo genericamente slums", il trend di crescita a cui si è assistito nel successivo decennio porta a stimare che entro il 2030 negli "slums" potrebbero vivere oltre 2 miliardi di persone.

Ma oltre che assomigliare sempre più a castelli medioevali circondati da poveri villaggi, le maggiori megalopoli del pianeta, da Londra a New York, da Tokyo a Parigi, sono sempre più militarizzate al loro interno, acquistando, specie dopo l'11 Settembre, sempre più caratteristiche di città-carceri, dorate per pochi e dure per tutti gli altri. "Altri" che vengono tenuti quanto più possibile fuori dalle scintillanti torri di vetro e acciaio del centro cittadino, dietro le saracinesche dei grandi centri commerciali, in zone sempre più periferiche. Per alcuni analisti questa graduale militarizzazione degli spazi urbani non è casuale ma frutto di un'azione pianificata delle oligarchie mondiali, guidate dalla fortune colossali create da una finanza mondiale che ha perso ormai ogni contatto con l'economia reale e che riesce a piegare ai propri esclusivi interessi anche l'azione di governi, banche e istituzioni.

Su questo scenario l'impatto dei flussi migratori è destinato ad avere un impatto propulsivo importante. Già ora in città come Padova il muro "anticrimine" di Via Anelli, alto tre metri e lungo ottanta divide, una quartiere dal resto della città in modo analogo ai muri di separazione innalzati tra Israele e i territori palestinesi della Striscia di Gaza, piuttosto che quelli di contenimento che corrono lungo il confine tra il Texas e il Messico. Mentre a Parigi, come a Londra, i senza tetto vengono dissuasi a permanere nel centro cittadino tramite un arredo urbano ricco di borchie e spuntoni apposti su ogni superficie che possa trasformarsi in un giaciglio provvisorio per la notte a New York il piano Pops rende inaccessibili gli spazi pubblici al di fuori degli orari concessi.

Città più sicure o città meno libere? L'opera di convincimento dell'opinione pubblica prosegue da anni, per garantire quel generico consenso che può meglio coprire ogni forma di coercizione occulta della volontà popolare. Una domanda resta, senza risposta: chi c'è dietro tutto questo o meglio, dietro tutto questo c'è un unico gruppo di corporation e grandi famiglie i cui interessi si intrecciano e prevalgono su quelli del resto dell'umanità? La risposta potrebbe non piacerci.

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  • Il muro “anticrimine” di Via Anelli, Padova

Tags: Top secret, Futuro, Urbanistica