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Comunicare con gli alieni? Tutto da rifare

Comunicare con gli alieni

Gli sforzi della razza umana di comunicare con altre civiltà evolute che potrebbero esistere “da qualche parte là fuori” sono finora fallite e probabilmente sono destinate a fallire anche in futuro, almeno finché continueranno ad essere impostate su immagini e suoni come le placche in alluminio anodizzato e dorato inserite nelle sonde Pioneer 10 e 11, lanciate nel 1972 e nel 1973, e raffiguranti la mappa di una pulsar, l’idrogeno come unità binaria, il profilo delle sonde stesse e di un uomo e una donna, o il disco di rame dorato a bordo delle successive Voyager 1 e 2 (lanciate nel 1977), contenente 116 immagini codificati in formato analogico raffiguranti conoscenze scientifiche, l’anatomia umana, le attività umane e l’ambiente terrestre.

Oltre alle immagini (tutte tranne 20 in bianco e nero), il disco di rame dorato contiene anche le tracce audio di un saluto in 50 lingue terrestri, una compilation di suoni del nostro pianeta e 90 minuti di musica classica e moderna (ma non i Beatles, che pure avrebbero voluto incidere una versione di “Here Comes the Sun” ma non ottennero il permesso di farlo). Ultimo ma non meno importante, almeno agli occhi della commissione che seguì il progetto sotto la guida del famoso astronomo Carl Sagan, un messaggio dell’ora presidente statunitense, Jimmy Carter.

Le quattro sonde sono ormai molto lontane dal nostro pianeta: Voyager 2 sta viaggiando attraverso gli strati esterni della eliosfera, diretto a Sud rispetto all’orbita della Terra, Voyager 1 si sta muovendo verso Nord e tra circa 40 mila anni se non ci saranno incidenti di percorso si troveranno ciascuna vicina a una delle stelle più vicine al sole. Pioneer 10 e 11 sono da qualche parte ai confini dell’eliosfera e si muovono in direzione Ovest ed Est, rispettivamente, rispetto all’orbita terrestre, ma da tempo non inviano più alcun segnale alla Terra e quindi è difficile dire dove siano e in che condizioni.

Ora: a parte i dubbi espressi anche dall’astrofisico Stephen Hawking circa le eventuali intenzioni ostili che potrebbe avere un’altra civiltà avanzata presente nello spazio, di cui Fanwave vi ha già riferito (Invasione aliena o finire in Matrix, i rischi per l’umanità), è improbabile che un alieno possa interpretare immagini e suoni terrestri allo stesso modo della razza umana. Ne è convinto Don Hoffman, professore di scienze cognitive alla University of California, Irvine (Uci), che ha ricordato come persino sulla Terra la vista vari da specie a specie. I pipistrelli, ad esempio, percepiscono il mondo tramite un radar naturale, i pitoni indiani vedono nel campo dell’infrarosso, mentre le api navigano rilevando luce polarizzata.

Persino nella specie umana vi sono notevoli differenze di capacità visive: secondo una ricerca condotta da Kimberly Jameson, dell’Istituto di scienze del comportamento matematico dell’Uci, quasi una donna su cinque è nata con un gene fotorecettore in più e vede colori invisibili a tutti gli altri esseri umani. Insomma: non è la cosa più probabile dell’universo che eventuali altre specie vedano o sentano come la specie umana e se anche avessero occhio o orecchie simili non è detto che interpreterebbero immagini e suoni allo stesso modo.

Ultimo ma non meno importante problema sarebbero le differenze legate ai diversi processi evolutivi. “Non riusciamo nemmeno a capire il linguaggio dei delfini, nonostante decenni di sforzi”, ha sottolineato Hoffman, concludendo che la possibilità che esseri alieni decifrino le nostre parole, suoni o immagini sono allo stesso modo “pari circa a zero”. Siamo destinati a parlare a vuoto o c’è la possibilità di migliorare i nostri tentativi di comunicazione, in futuro? Per ora nessuno è in grado di dare una risposta definitiva.

Tags: Video, Vita extraterrestre