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L’Arca dell’Alleanza fu distrutta o è ancora tra noi?

Arca dell’Alleanza
Arca dell’Alleanza nei film

E’ realmente esistita l’Arca dell’Alleanza? Secondo i frammenti dei manoscritti del Mar Morto, Mosè ricevette da Dio l’ordine di costruirla. I manoscritti sono molto difficili da leggere e interpretare, dato lo stato di conservazione, ma i riferimenti all’Arca (letteralmente “la credenza”) sono numerosi e confermano che nel Vecchio Testamento, già duemila anni fa (i rotoli sono datati tra il 150 a.C. e il 70 d.C.), l’Arca veniva ritenuta un oggetto concreto. La cosa strana è che fuori dal Vecchio Testamento non vi sono praticamente altri riferimenti a questo oggetto mistico, un forziere ricoperto d’oro che conteneva le originali Tavole della Legge (e almeno inizialmente anche un vaso d’oro contenente la manna e la verga di Aronne).

Anche da ricostruzioni fatte in questi anni è risultato perfettamente plausibile che utilizzando le tecniche di 5 mila anni fa l’artigiano israelita Bezaleel possa aver intagliato le tavole di legno d’acacia dell’Arca e fuso le lamine d’oro con cui esse sarebbero state rivestite, oltre a particolari come gli anelli e i cherubini (l’angelo Metatron e l’angelo Sandalphon) d’oro descritti dalla Bibbia e che si sarebbero potuti realizzare ispirandosi alle sfingi egizie e sumere che gli Ebrei potevano aver conosciuto. Anche la quantità d’oro necessaria, una sessantina di chili, appare compatibile con la disponibilità di metallo prezioso che l’intero popolo di Israele poteva avere.

Arca dell’Alleanza
Copie dell'Arca durante le processioni (Presepe vivente di Giulianova)

Se l’Arca può dunque essere stata costruita materialmente ed aver preso ispirazione “artistica” con rappresentazioni sacre di civiltà coeve della regione, resta il dubbio se sia mai stata realmente creata e se disponesse dei devastanti poteri di cui disponeva secondo la leggenda, in base alle quali sia durante alcune battaglie da essa scaturissero lampi di luce divini, delle folgori in grado di incenerire chiunque ne fosse colpito, anche solo nel caso non avesse rispettato il divieto di avvicinarvisi (una descrizione che ha fatto pensare a un’arma laser o un dispositivo di origine aliena). Di fatto piccole “arche” in grado di contenere oggetti di culto erano diffusi in tutta l’area medio orientale dell’epoca, come hanno confermato una serie di ritrovamenti archeologici: nessuno salvo i sommi sacerdoti potevano vedere le arche, uno o due volte l’anno, entrando in un locale, il “sancta sanctorum”, il cui accesso era proibito a chiunque altro.

Nel caso dell’Arca dell’Alleanza essa dopo la peregrinazione durante il deserto fu dapprima custodita nel tempio di Silo, poi catturata dai Filistei prima di essere restituita e custodita a Kiriat-Iearim, infine nel Tempio di Salomone, a Gerusalemme. A quel punto, tuttavia, l’Arca scompare dalla storia: dopo un lungo assedio da parte di un esercito babilonese nel 586 a.C. Gerusalemme cade e il tempio venne distrutto. L’Arca non viene nominata né nella lista degli arredi sacri trasportati in Babilonia, né in quella degli oggetti restituiti nel 538 a.C. Che fine aveva fatto l’Arca? Secondo la tradizione etiope Menelik, figlio di Salomone e della regina di Saba (l’attuale Etiopia), riuscì a trafugarla intorno alla seconda metà del decimo secolo a.C.

Arca dell’Alleanza
Copie dell'Arca durante le processioni (Comune di Sezze)

I cristiani etiopi sostengono che almeno dal diciassettesimo secolo essa sia custodita nella chiesa cristiana copta di Axum, ma a parte che l’affermazione non è verificabile, non essendo il tempio stesso accessibile ad alcuna persona tranne il sacerdote custode (che vive la sua intera vita all’interno della cappella dove sarebbe custodita l’Arca senza poter avere contatti con l’esterno), resterebbe da spiegare dove sia stata l’Arca per oltre 2 mila anni. Almeno inizialmente (per otto secoli) l’Arca sarebbe stata sull’isola di Elefantina.

Altri indizi portano a Lalibela, città edificata dall’omonimo re etiope tra le montagne del Tigrai, in Etiopia, sul modello di Gerusalemme, nel corso di soli 24 anni nel dodicesimo secolo dopo Cristo. Tuttora Lalibela è per i cristiani etiopi il luogo più sacro in assoluto, forse più della stessa chiesa di Axum, e ogni inizio d’anno, nei primi venti giorni di gennaio, da tutto il paese una folla di pellegrini raggiunge Lalibela per partecipare alla grande processione dell’Epifania, nel corso della quale i “talbot” (copie dell’Arca presenti in ogni chiesa cristiana etiope) vengono mostrate ai pellegrini.

Ciò nonostante non vi sono prove archeologiche della sussistenza dell’originale Arca dell’Alleanza e molti esperti ritengono che il manufatto sia andato semplicemente distrutto al termine dell’assedio babilonese di Gerusalemme. Eppure nel giugno del 2009 il patriarca della Chiesa ortodossa etiope, Abuna Paulos, dichiarò pubblicamente che l’Etiopia era “il trono dell’Arca dell’Alleanza. L’Arca dell’Alleanza è stata in Etiopia per tremila anni e adesso è ancora lì e con la volontà di Dio continuerà ad essere lì”. Così la leggenda dell’Arca Perduta è più viva che mai.

Tags: Religioni, Misteri irrisolti, Cristianesimo