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Cassini scatta foto ravvicinate a Encedalus

Cassini scatta foto ravvicinate a Encedalus
Encedalus e i suoi spettacolari pennacchi fotografati dalla sonda Cassini il 28/10/2015

La sonda Cassini ce l’ha fatta: il 28 ottobre con un passaggio ravvicinato, a soli 49 chilometri dal polo sud di Enceladus, la luna ghiacciata di Saturno, è riuscito a fotografare e misurare i pennacchi di gas e particelle di ghiaccio polverizzato che si alzano da Encedalus. L’analisi dei dati trasmessi richiederanno ancora diverse settimane, ma secondo la Nasa “dovrebbero fornire importanti intuizioni sulla composizione dell’oceano che si estende sotto la superficie di Enceladus e di ogni altra attività idrotermale che si verificano sul fondo dell’oceano”.

Proprio il potenziale di simili attività in questo piccolo mondo marino ha fatto di Encedalus un obiettivo primario per le future esplorazioni spaziali alla ricerca di ambienti abitabili nel sistema solare oltre la Terra, hanno commentato gli esperti dell’agenzia spaziale americana. Nessun accenno, per ora, all’eventuale conferma che nell’oceano di Encedalus possano esistere non solo le condizioni ma le prove stesse di forme di vita extraterrestre, che naturalmente non ci si aspetta abbia l’aspetto di omini verdi, ma eventualmente di organismi cellulari.

Del resto Huygens, il lander sganciato cinque anni fa da Cassini (che il 19 dicembre effettuerà un ultimo passaggio vicino a Encedalus, per misurare, tra l’altro, la quantità di calore sviluppato dall’interno del satellite) sulla superficie ghiacciata di Titano, la più grande delle 62 lune di Saturno (è grande poco meno di Mercurio), aveva confermato la presenza di piogge di metano liquido e di altri composti organici, mentre proprio Cassini aveva fotografato, sorvolando il satellite, un vulcano nell’atto di emettere metano nell’atmosfera di Titano.

Cassini scatta foto ravvicinate a Encedalus
Encedalus

Di certo Saturno e i suoi satelliti hanno saputo calamitare l’attenzione non solo della comunità scientifica internazionale, ma di migliaia di appassionati di ufologia. Uno di questi, Norman Riley Bergrun, ex ricercatore dell’Ames Research Laboratory della Naca (l’agenzia federale statunitense smembrata nel 1958 per dar vita alla Nasa), poi passato alla Lockheed ed autore nel 1986 di “Ringmakers of Saturn”, sostenne che alcuni misteriosi segnali captati già dalle sonde Voyager 1 e 2 e poi dalla stessa Cassini-Huygens, sarebbero provenute da navi spaziali in orbita attorno a Saturno, di cui sempre Bergrun ritenne di aver trovato tracce anche in immagini scattate dalle sonde oltre che, nel 1996, dal telescopio spaziale Hubble.

Veivoli alieni di dimensioni gigantesche, che per la verità finora nelle più recenti immagini di Cassini non sono mai apparsi, segno che o di abbaglio si è trattato, come sostiene la maggior parte degli esperti mondiali che fanno notare come quasi tutte le presunte astronavi rintracciate tra le foto della Nasa o di altri enti spaziali altro non siano altro che “difetti di immagine”, ossia capelli o polvere rimasti depositati sulle lastre su cui le immagini originali vengono impresse, piccole crepe, punti opachi o aberrazioni dell’obiettivo, oppure, come sostengono alcuni ufologi e teorici degli “antichi astronauti”, che gli alieni non sono interessati per ora a entrare in contatto con la razza umana.

Cassini scatta foto ravvicinate a Encedalus
Suggestiva immagine di Encedalus con sotto gli anelli di Saturno

Sia come sia, il fantastico viaggio di Cassini non cessa di stupire e di produrre dati scientifici di grande importanza per capire come si sia evoluto il nostro sistema solare e come e quanto le condizioni che possono consentire lo sviluppo della vita siano presenti nell’universo anche in regioni vicine alla Terra. In attesa, magari già tra pochi mesi, di avere la conferma che forme di vita anche elementari sono effettivamente più diffuse di quanto finora avevano osato sperare gli scienziati.

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