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Atlantide e l’oricalco sono esistiti

Atlantide e l’oricalco
Il relitto nei pressi del quale sono stati ritrovati i lingotti e altri manufatti antichi.

Il mito di Atlantide ha attraversato i secoli, ma della città-stato menzionata persino da Platone nei due dialoghi “Timeo” e “Crizia”, scritti attorno al 360 a.C., non si è mai trovata traccia, o almeno questa è la versione ufficiale. Di recente però gli archeologi hanno trovato una serie di tracce che fanno pensare che Atlantide non sia stata solo un mito. Platone nel descriverla parla di un’isola, considerata una sorta di Atene ante litteram di 9 mila anni prima del tempo di Solone (circa il 9600 a.C.), governata da 10 re su cui sorgevano porti, palazzi reali, templi e varie altre opere maestose. Al centro della città di Atlantide vi era il santuario di Poseidone e Clito (la fanciulla di cui lo stesso Poseidone si sarebbe invaghito), lungo uno stadio, largo tre plettri ed alto in proporzione, rivestito di argento al di fuori e di oricalco, oro e avorio all’interno (dove si trovava una statua d’oro di Poseidone sul suo cocchio di destrieri alati, che arrivava a toccare la volta del tempio, racconta ancora Platone).

Ognuno dei 10 re governava una regione dell’isola e ciascuno era legato agli altri da disposizioni previste da Poseidone e incise su una lastra di oricalco posta al centro dell’isola, attorno a cui si riunivano per prendere decisioni che riguardavano tutta l’isola. Sempre di oricalco erano rivestite le mura della città stato, poi distrutta dagli dei a causa della cupidigia che aveva ormai colto tutti gli abitanti, un tempo esempio di sobrietà e rettitudine. Orbene, poco meno di un anno fa un equipe di archeologi marini dell’associazione culturale “Mare Nostrum” ha scoperto, vicino al relitto di una delle tre navi mercantili del sesto secolo a.C. scoperte fin dal 1988, 39 lingotti del peso di circa 1 chilogrammo l’uno di una luccicante lega di zinco e rame, oltre ad una statuetta votiva di 30 cm della dea Demetra e una piccola macina di bordo in pietra lavica.

Atlantide e l’oricalco
Lingotti di oricalco ancora sul fondo marino.

Il recupero è stato poi materialmente eseguito dai sommozzatori della Guardia Costiera, della Guardia di Finanza, e della Soprintendenza al Mare e tutto il materiale presentato alla stampa dal soprintendente, l’archeologo Sebastiano Tusa. Siamo dunque nell’ambito dell’ufficialità come è ufficiale che la lega dei lingotti, in base ad analisi effettuate con “fluorescenza a raggi X” da Dario Panetta della TQ (Thecnology for Quality) è composta all’80% da rame e al 20% da zinco, metalli per l’epoca rari perché presenti solo in Anatolia e a Cipro, e realizzata con tecniche avanzate come quella della cementazione, che impedisce allo zinco di volatilizzarsi durante la fusione. Una lega così rara e difficile da realizzare che Platone considerava l’oricalco secondo solo all’oro come preziosità.

Dove si trovasse Atlantide Platone (ai cui scritti si sono ispirarti tutti gli autori successivi) non l’ha mai precisato se non per dire che era al di là delle Colonne d’Ercole (ossia lo stretto di Gibilterra), mentre due secoli dopo sia Diodoro Siculo sia Plinio il Vecchio identificarono Kerne, avamposto cartaginese sulla costa atlantica, con la stessa Atlantide (secondo Diodoro Siculo, inoltre, alcuni dei sopravvissuti di Atlantide raggiunsero l’Europa via mare, dando poi vita alla cultura celtica). In questi anni, tuttavia, la mitica città è stata identificata con altri possibili siti. In Brasile, a 1.500 chilometri al largo di Rio de Janeiro, sono stati scoperti formazioni di granito e minerali (tra cui ferro, manganese e cobalto) molto diversi dal resto del fondale marino e questo ha fatto pensare ad un inabissamento di un territorio un tempo in superficie.

Atlantide e l’oricalco
La squadra di sommozzatori che ha riportato in superficie i lingotti

Al largo delle Azzorre, nei pressi del vulcano sottomarino Dom Joao de Castro Bank, tra le isole di Sao Miguel e Terceira, è stata rinvenuta a 40 metri di profondità una struttura piramidale alta circa 60 metri, con una base di 8 mila metri quadrati, perfettamente allineata ai quattro punti cardinali come le piramidi egiziane della piana di Giza. Nei Caraibi fra la penisola cubana di Guanahacabiles e lo stato messicano dello Yucatan a 650 metri di profondità, parzialmente ricoperta dal fondale marino sabbioso, è stata scoperta una città sommersa ampia 7 chilometri quadrati, costruita con blocchi di pietra squadrata alcuni dei quali recano tracce di scritte arcaiche. Le potenziali Atlantide non mancano, dunque, solo resta la domanda: come potevano uomini di quasi 12 mila anni fa, solcare i mari e forse persino gli oceani e conoscere la metallurgia in maniera tanto avanzata da lasciare le proprie tracce giungere sino a noi? E cosa realmente li ha fatti scomparire letteralmente dalla faccia della Terra? C’è chi si spinge a parlare di invasione aliena e chi ipotizza un più “banale” tsunami. In ogni caso nessun cataclisma, per quanto disastroso, e nessuna guerra, per quanto devastante, è riuscita a spezzare il mito di Atlantide, che tramandato forse dai pochi sopravvissuti è riuscito a giungere sino a noi mantenendo intatto il mito della città stato più potente del mondo antico.

Tags: Alieni, Catastrofi, Misteri irrisolti, Teorie scientifiche, Miti, Atlantide, Archeologia