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Spie Usa in rivolta: sull’Isis rapporti falsificati

Hanno scelto l’anniversario dell’attacco alle Torri Gemelle per uscire allo scoperto e denunciare pubblicamente ciò che da mesi stavano segnalando per via burocratica: oltre cinquanta “analisti” dei servizi segreti militari, alle dipendenze dell’Us Central Command (CentCom) hanno messo in scena quella che è stata definita una “rivolta” dopo aver annunciato che i loro rapporti venivano da tempo deliberatamente alterati e manipolati per adattarsi alla narrazione pubblica secondo la quale gli Stati Uniti stanno vincendo la battaglia contro l’Isis.

Obama - Assad
La strategia degli Usa, sfuggita di mano, poteva essere eliminare Assad e riportare sotto controllo l’Isis?

Due dei 50 analisti in questione, in particolare avrebbero, secondo quanto riporta il sito Daily Beast mantenendo la segretezza delle sue fonti, inviato una lettera di reclamo all’Ispettore Generale del dipartimento della Difesa sostenendo che i loro report, alcuni dei quali nei mesi scorsi sono stati sottoposti al presidente Barack Obama, apparivano presentare i gruppi terroristici più deboli di quello che fossero in realtà. Per i due analisti i report in questione sarebbero stati modificati di proposito prima di essere fatti leggere a Obama.

Semplice propaganda o qualcuno ai vertici politico-militari degli Stati Uniti sta cercando di favorire l’Isis e Nusra, la branca di al Qaeda che opera in Siria o ancora, facendo scoppiare il caso, vuole forzare la mano a Obama per far scoppiare una nuova guerra in Medio Oriente da cui trarre profitto? La situazione è aperta alle più disparate interpretazioni, ma certo anche solo l’idea che si stia cercando di “selezionare” le informazioni raccolte dai servizi segreti in base alla loro adattabilità ad una linea ufficiale, come venne già fatto prima dell’invasione dell’Iraq nel 2003 (quando le sole informazioni che venivano rese note erano gli indizi di possibili “pistole fumanti” in mano al dittatore Saddam Hussein, poi mai concretamente trovate), dovrebbe far riflettere.

Isis

Eppure da mesi nonostante sul campo l’Isis abbia compiuto innegabili progressi militari, compiendo scempi di siti archeologici e macchiandosi di atrocità nei confronti delle popolazioni residenti nelle aree sotto il suo controllo, da parte statunitense si continua a dipingere un quadro nel complesso roseo. “L’Isis sta perdendo” ha ad esempio sostenuto nel luglio scorso l’ex generale a quattro stelle dei marines John Allen, nominato nel novembre dello scorso anno Inviato speciale del presidente per la coalizione globale contro l’Isis col compito di coordinare gli sforzi internazionali contro il Sultanato in Iraq e Siria.

Un’accondiscendenza palesemente eccessiva, che anche prima della protesta dei 50 analisti (dipendenti del ministero della Difesa pagati per dare il proprio giudizio su come stiano evolvendosi i vari fronti della lotta contro l’Isis) ha spinto più di un commentatore a sospettare di qualche legame profondo tra l’Isis e una parte dei servizi segreti americani, a partire dalla Cia. La conferma, a ben vedere, è del resto giunta da una tra le fonti più “autorevoli”, l’ex Segretario di Stato americano (e per molti futuro candidato democratico a succedere allo stesso Barack Obama alla Casa Bianca), Hillary Clinton, la quale in un’intervista rilasciata l’anno scorso a Jeffrey Goldberg per il sito web The Atlantic, ammise: “L’Isis è roba nostra, ma ci è sfuggita di mano”.

Hillary Clinton
Le rivelazioni di Hillary Clinton potrebbero essere soltanto una strategia per la sua campagna elettorale?

Non sarebbe così strano, visto che equipaggiare l’Isis poteva consentire sino a qualche anno fa di avere un potenziale alleato sul campo nella lotta al regime siriano di Bashar al-Assad. Resta da capire se a questo punto la Casa Bianca sia stata tenuta volutamente all’oscuro della piega alquanto negativa che stavano (e tuttora stanno) prendendo le cose sul campo o se piuttosto anche l’amministrazione attuale non stia condannando pubblicamente l’Isis evitando tuttavia di assestargli colpi troppo decisi così da poter esercitare una forte pressione sul regime di Assad. Cercando dunque di prendere due piccioni con una fava (eliminare Assad e riportare sotto controllo l’Isis). Una manovra pericolosa che non potrebbe mai essere ammessa di fronte all’opinione pubblica, dovesse anche costare la rivolta di una cinquantina di analisti.

Tags: ISIS, USA, Teorie del complotto