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Ritrovato l'oro di Ksiaz in un vecchio treno blindato

Oro Nazista

Non coprirà una bocca dell’Inferno come si dice faccia il castello di Houska, nella Repubblica Ceca, ma anche il castello di Ksiaz, in Slesia (Polonia), a 70 chilometri dalla città di Wroclaw (Bratislavia), ha da raccontarne non poche di storie. Edificato tra il 1288 e il 1292, da Bolko I di Schweidnitz (detto Bolko il Severo, secondogenito di Boleslao II, duca di Slesia) sui resti di una precedente fortezza abbattuta da Ottocaro II di Boemia nel 1263, il castello passò poi di mano in mano nel corso dei 200 anni seguenti, fino a quando, nel 1482, venne nuovamente distrutto da Georg von Stein. Nel 1509, Konrad I von Hoberg (la cui famiglia cambiò nome in von Hochberg nel 1714) ottenne la collina del castello, ricostruendolo.

La famiglia Hochberg restò in possesso della collina e del maniero fino al 1941; il tutto fu poi requisito dal governo nazista nel 1944, dopo che già dal 1932 il principe di Pless, Hans Heinrich XVII, si era trasferito in Inghilterra ottenendo la cittadinanza britannica e che il di lui fratello, il conte Alexander von Hochberg, già cittadino polacco, si aggregò all’esercito della Polonia. Il castello Ksiaz (noto anche come Schloss Fürstenstein) entrò così a far parte del Projekt Riese (il “Progetto Gigante”), un progetto di sette complessi militari sotterranei voluto dai nazisti ufficialmente mai terminato, fino al 1945, quando venne occupato dall’Armata Rossa con conseguente distruzione o furto della maggior parte degli arredi originali.

castello di Houska
Veduta del castello di Houska.

La storia ufficiale poco ci dice del Projekt Riese, dato che rimase in gran parte incompiuto con solo alcuni tunnel scavati nella roccia e nel sottosuolo e rinforzati da cemento e acciaio terminati prima dell’arrivo dell’Armata Rossa. Di certo il progetto doveva stare a cuore ai piani alti del regime nazista se prima il ministro degli armamenti, Albert Speer, poi lo stesso Hitler supervisionarono l’Organizzazione Todt, cui erano affidati i lavori, e la selezione degli almeno 13 mila prigionieri di guerra (molti dei quali in arrivo dal campo di concentramento di Auschwitz), obbligati a prendervi parte.

Qualche giorno fa, tuttavia, la stampa polacca ha riferito della richiesta, avanzata da uno studio legale alle autorità in rappresentanza di due cacciatori di tesori, un cittadino tedesco e uno polacco, di poter ricevere il 10% dei proventi che potranno ricavarsi da un treno blindato appartenuto alla Wermacht che i due avrebbero ritrovato proprio in una galleria nei pressi del castello di Ksiaz. Il convoglio sarebbe lungo circa 150 metri e trasporterebbe oro, gemme, armi, materiali industriali e altro ancora. Le autorità polacche per il momento si sono limitate a confermare di aver mandato sul posto unità dell’esercito, della polizia e dei vigili per una ispezione, ma appaiono molto scettiche in merito.

Del resto attorno ai treni “carichi d’oro” che i nazisti avrebbero occultato in tutta Europa nelle ultime settimane di guerra con l’avanzare delle forze alleate sono fiorite leggende per anni. Ma le leggende, si sa, hanno un fondo di verità ed anche in questo caso qualcosa di vero c’è stato sicuramente: in base alle stime più accurate i nazisti trafugarono non meno di 515 tonnellate d’oro durante la Seconda Guerra Mondiale, che assieme a preziosi, opere d’arte e altre proprietà di ebrei e deportati furono fatti uscire dai caveau blindati della Reichsbank di Berlino sul finire del conflitto per essere dispersi.

Gli americani intercettarono nel maggio 1945 un convoglio carico d’oro e opere d’arte (per un valore di 200 milioni di dollari dell’epoca) che dall’Austria tentava di raggiungere l’Ungheria. I soldati americani fermarono il convoglio e sequestrarono il carico. Il 16 dicembre 1946 un treno proveniente da sud entrò nella stazione di Fortezza, in Alto Adige, sorvegliato dalle SS. Su di esso, stivato in casse di legno oblunghe, contenenti piccoli recipienti eccezionalmente pesanti che vennero stivati in una galleria scavata nella roccia da prigionieri di guerra, erano state poste le 119,25 tonnellate d’oro delle riserve auree della Banca d’Italia, in seguito in parte finite in Svizzera e in parte a Berlino, comunque tutte ritrovate dagli alleati e poi restituite all’Italia entro gli anni Cinquanta. Chissà dunque che anche in questo caso non si riesca a far riemergere dal buio della storia qualche prezioso reperto e, forse, a far luce sul vero scopo del Projekt Raise.

Tags: Arte, Misteri irrisolti, Nazismo, Seconda Guerra Mondiale