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Dalai Lama

Il Dalai Lama minaccia: «Non mi reincarnerò più»

Pechino su tutte le furie: se al Tibet non verrà concessa l’indipendenza il Dalai Lama potrebbe non reincarnarsi più

Che succederebbe se il papa parlando in nome dello Spirito Santo dichiarasse: morto io, non ci saranno altri papi? Una minaccia molto simile è quella che da qualche tempo va ripetendo il Dalai Lama, accusato dalle autorità cinesi che governano il Tibet dall’invasione del 1959 di voler “profanare” il buddismo in quanto il Nobel per la Pace, guida spirituale (e fino al 1959 temporale) del buddismo tibetano sin dalla fine del sedicesimo secolo, ha minacciato di non reincarnarsi più dopo la sua morte .

L’attuale Dalai Lama, Tenzin Gyatso, nato a Taktser il 6 luglio 1935, è ritenuta la quattordicesima reincarnazione di un antico monaco buddista, Gendun Gyatso, e costituisce l’esempio più noto al mondo di tuku, ossia di un Lama reincarnato. Gyatso ha spiegato che in ogni caso non rinascerà in Cina se al Tibet, dal 1959 considerato provincia cinese, non verrà restituita l’indipendenza e che potrebbe anche decidere di non reincarnarsi oltre. L’attuale governatore del Tibet è andata su tutte le furie, facendo notare che tutti i futuri Lama dovranno essere approvati da Pechino e sostenendo che anche Gyatso è divenuto Dalai Lama solo dopo essere stato riconosciuto dal governo centrale.

Peccato che all’epoca il governo centrale non fosse quello di Pechino ma di Lhasa, ma le autorità cinesi non ci sentono da questo orecchio e ribadiscono: dire di non volersi reincarnare è una blasfemia per un “vero” buddista e dunque il Dalai Lama dovrà reincarnarsi e farsi riconoscere dalle autorità cinesi. Gyatso non risponde, ma col suo sguardo sereno sembra dire: “provateci, se ci riuscite…”.

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