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Motori a curvatura e schermi deflettori: presto realtà

Starship Enterprise
Starship Enterprise

Per gli appassionati di Star Trek concetti come i motori a curvatura e gli schermi deflettori sono, assieme a teletrasporti, faser e comunicatori personali, qualcosa di familiare da decenni. I primi ad essere stati tradotti in oggetti reali furono i comunicatori personali, che ispirarono i cellulariflip phone” introdotti a partire dal 1996 (col modello Motorola Startac).

Negli anni seguenti fu la volta degli auricolari Bluetooth (che ricordano, in forma meno “vistosa” l’auricolare utilizzato dal tenente Uhura), dei “pad(nella serie Star Trek: The Next Generation c’era un’abbondanza di PADD, o Personal Access Display Device, simili agli iPad che pochi anni dopo sarebbero stati messi in commercio da Apple), delle videoconferenze (che oggi Skype rende accessibili anche alle normali famiglie) e dei traduttori universali (l’esercito americano dispone del Phraselator, un dispositivo portatile in grado di tradurre in varie lingue frasi preregistrate, dall’aspetto simile al traduttore universale a torcia visto nei primi episodi di Star Trek).

Space Radiation Superconducting Shield
Space Radiation Superconducting Shield

Ma ora le cose si stanno facendo davvero interessanti: ancora qualche anno e potremmo disporre di due dispositivi indispensabili per i prossimi e i futuribili viaggi spaziali, come gli scudi deflettori e i motori a curvatura. Ai primi sta lavorando il Cern di Ginevra, che in vista del futuro viaggio su Marte sta studiando un sistema per proteggere gli equipaggi delle future astronavi dalle radiazioni cosmiche basato su magneti superconduttori giganti.

Il progetto Space Radiation Superconducting Shield non è ancora in grado di portare ad uno schermo deflettore “stile Star Trek”, ossia in grado di assorbire colpi dovuti a meteoriti, raggi laser o ordigni esplosivi di varia natura, ma è già un passo in quella direzione dato che dovrebbero creare una magnetosfera artificiale che proteggerà le future navi spaziali e i loro equipaggi dalle radiazioni cosmiche.

Harold Sonny White
Harold “Sonny” White mentre utilizza un interferometro per misurare ogni cambiamento di traiettoria dei fotoni.

Ai secondi ha iniziato a pensare la Nasa, sebbene per ora coi piedi di piombo visto che ad Harold “Sonny” White, un fisico del Johnson Space Center che sta studiando come creare piccole distorsioni nello spazio-tempo, così da sviluppare in futuro un sistema in grado di generare una bolla di spazio-tempo deformato sufficientemente grande da includere un veivolo spaziale, consentendo viaggi a velocità superiori a quelle della luce.

O meglio: il veivolo non si muoverebbe a velocità superluminari, sarebbe lo spazio attorno allo stesso ad alterarsi, curvandosi, così da ridurre la distanza da percorrere ottenendo lo stesso effetto di un’accelerazione della velocità “lineare” della nave. Il problema è che nonostante tutto nessuno ancora, neppure White, sa esattamente come riuscire a “curvare” lo spazio-tempo.

Per questo, probabilmente, la Nasa ha voluto investire sul progetto appena 50 mila dollari (su un budget di 18 miliardi), quasi a mettere una chip su una scommessa che si ritiene avere una possibilità di riuscita bassissima (ma comunque non nulla). A meno che, naturalmente, la spiegazione non sia di altra natura.

In fondo finché si è trattato di tradurre in realtà oggetti immaginati dalla fantasia degli sceneggiatori di Hollywood già da decine di anni, che però riguardavano essenzialmente attività di comunicazione umana, comunque vincolate alla Terra o allo spazio immediatamente circostante, non ci sono stati problemi a trovare fondi adeguati né ci sono stati ostacoli o impedimenti di sorta. Iniziare a creare schermi protettivi dalle radiazioni cosmiche rende l’uomo meno vincolato al suo pianeta natale e aumenta, anche se per ora di poco, la sua possibilità di esplorazione del cosmo.

Ma riuscire davvero a inventare i motori a curvatura (che per la cronaca nella serie Star Trek si immagina siano stati inventati nel 2063 dopo non pochi “contrattempi” causati da alcuni crono viaggiatori alieni) è tutta un’altra faccenda e libererebbe l’uomo, potenzialmente, non solo dal suo pianeta ma dal suo sistema solare rendendolo in grado di esplorare in tempi ragionevoli buona parte della sua galassia.

A questo punto le cose sarebbero due: o saremmo la prima specie della nostra galassia a riuscirvi, il che spiegherebbe il paradosso di Fermi (nessun altra civiltà aliena si è finora manifestata perché ancora non hanno sviluppato una simile tecnologia); o non saremmo la prima specie a farcela.

Ma in questo caso se qualche cultura aliena è già riuscita a sviluppare motori a curvatura, cosa sta aspettando a manifestarsi? Preferisce restare in osservazione fino a quando anche l’uomo sarà in grado di viaggiare tra le stelle? O piuttosto vorrà sincerarsi, con qualsiasi mezzo, che questo momento non giunga troppo presto (o non giunga affatto)?

Molti seguaci della teoria della cospirazione da alcuni anni temono che questa seconda ipotesi sia molto meno fantascientifica di quanto non sembrerebbe. Ma allora che ne sarà di “Sonny” White e del suo gruppo di ricerca nei prossimi anni? Non ci resta che attendere e scoprirlo.

Tags: Nasa, Viaggi spaziali, Scienza