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Superumani e mutanti sono in mezzo a noi

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Chi non vorrebbe almeno una volta nella vita sentirsi come Superman, “l’uomo d’acciaio”? Più prosaicamente quanto sareste disposti a pagare per riuscire a non provare dolore o per avere ossa che no si rompano?

Le case farmaceutiche mondiali pensano che la risposta possa essere “molto” e stanno agendo di conseguenza, mettendo sotto osservazione i “superumani” che sono tra noi.

Mutanti o super umani?

Sì, perché esistono persone come Steven Pete che a causa di un capriccio nei propri geni godono di una insensibilità congenita al dolore, oppure come Timothy Dreyer, le cui ossa sono così dense che potrebbe uscire illeso da incidenti che lascerebbero chiunque altro con gli arti rotti.

Se l’insensibilità al dolore è un “dono” di più di qualche decina di persone in tutto il mondo, sono circa un centinaio le persone che manifestano la scleroteosi, ossia la condizione di Timothy.

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Steven Pete.

Pete e Timothy sono di fatto dei “mutanti”, anche se non vanno in giro con una tuta nera con una X gialla come gli X-Men: condividono delle mutazioni estremamente rare del loro Dna rappresentano delle anomalie genetiche, ricercate da aziende farmaceutiche come Amgen, Genentech, Sanofi e altre ancora, alla ricerca di nuovi farmaci per alcuni dei più grandi e più redditizi mercati del settore farmaceutico.

Doni della natura, ma quanta sofferenza

Non crediate che la vita di Pete e Timothy sia stata semplice e spensierata: le loro mutazioni hanno anzi causato loro numerose sofferenze e problemi di vario tipo e potrebbero ora finire col diventare delle cavie viventi a scopo di lucro per le grandi aziende farmaceutiche mondiali.

Ma c’è di più: se i ricercatori definiscono soggetti come Pete e Timothy “doni della natura” e sostengono di avere l’obbligo morale di “trasformarli in qualcosa di utile”, si tratta di capire utile a chi, oltre al bilancio delle aziende che li stanno esaminando.

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Timothy Dreyer.

Un conto sarebbe riuscire a realizzare farmaci accessibili a tutti in grado di dimostrarsi antidolorifici più efficaci e con minori controindicazioni degli attuali, o utili a curare l’osteoporosi.

Differente sarebbe il caso in cui simili analisi dovessero essere impiegate per realizzare farmaci per soli ricchi o, peggio, per un impiego militare. Ve li immaginate dei “super soldati” che in futuro non soffrano il dolore e non subiscano fratture?

Mutanti come futuri Terminator

Potrebbero trasformarsi in macchine da guerra alla stregua di moderni Terminator, un’ipotesi decisamente poco rassicurante. Forse sarebbe meglio non spingere troppo oltre la ricerca di farmaci “miracolosi”, lasciando i superpoteri i mutanti e ai supereroi immaginati dai disegnatori di fumetti.

D’altra parte è pur vero che solo studiando nuovi farmaci riusciremo a debellare malattie e sofferenze di cui soffre la gran parte della popolazione mondiale. Ricerca sì, insomma, ma solo se responsabile ed etica: riusciranno le grandi case farmaceutiche a fare andare d’accordo la loro coscienza e il loro portafoglio?

Il rischio che non ci riescano, con tutte le conseguenze del caso, purtroppo, è reale, eppure non possiamo permetterci di rinunciare a studiare sempre nuovi modi per sconfiggere le malattie e le sofferenze che queste portano, non vi pare?

Tags: Salute, Scienze, Medicina