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Isis, statue distrutte una bufala

Isis: altro che distrutte, le statue vengono rivendute

Un uomo può morire di fame per strada nell’indifferenza generale, ma uccidere un tenero coniglietto per servirlo in tavola genera ondate di indignazione, lasciar cadere a pezzi Pompei sembra un destino inevitabile a cui rassegnarsi, ma se l’Isis fa un video propagandistico in cui vengono fatti a pezzi delle statue l’opinione pubblica insorge e chiede che sbarchino truppe armate per bloccare lo scempio. La vita di qualche migliaia di soldati, possibilmente non italiani, pare tutto sommato poca cosa rispetto alla prospettiva di perdere per sempre alcune vestigia di antiche civiltà e poco conta che quasi nessuno in vita sua sia mai andato a visitare il sito archeologico di Nimrud o al museo archeologico di Mosul per ammirarne le ricche e meravigliose collezioni.

Eppure c’è qualcosa che non torna, anche se i “mass media” sembrano avere avuto l’ordine di ignorare ogni dubbio: guardando attentamente il video, si nota ad esempio che numerose statue “antiche” contengono al loro interno tondini di ferro. Queste sono tipicamente utilizzate per realizzare repliche unendo tra loro calchi di frammenti originali (ai quali non verrebbero mai applicate simili tondini). Altri manufatti si sbriciolano appena colpiti da attrezzi di modesta dimensione e durezza, il che pare la prova che si tratta anche in questo caso di gessi ottenuti dal calco degli originali. Alcuni dei “libri” bruciati in realtà ad un fermo immagine appaiono essere pacchetti di sigarette, mentre altri sarebbero libri di recente produzione, più che antichi codici miniati.

Non solo: alcune testimonianze locali, come quella del governatore di Mosul, Asil Nujaifi, parlano dell’asporto di “almeno sette manufatti” da parte dei guerriglieri dell’Isis, prima della distruzione filmata nelle sale del museo. Asil Nujaifi avanza l’ipotesi che l’Isis stia trafugando e contrabbandando reperti antichi da tempo, anche per finanziare le proprie attività, e che i soli manufatti realmente danneggiati (o finanche distrutti) siano quelli che l’Isis non è in grado di trasportare in stati confinanti come il Libano e la Turchia, da dove i manufatti stessi prendono poi la strada del mercato nero per venir venduti a caro prezzo a qualche mercante o collezionista privo di scrupoli.

Il video stesso, che esperti come Axel Plathe (direttore della sezione irachena dell’Unesco) non hanno voluto commentare non essendo stato ancora possibile riscontrarne l’autenticità da fonti terze presenti in loco, pare essere il risultato di differenti spezzoni girati in tempi diversi. Se il tentativo dell’Isis di rimuovere la memoria delle civiltà pre-islamiche è certamente un crimine contro l’umanità, proporre di scatenare una guerra, con armate sul terreno, indicando questo video come la “pistola fumante” rischia di essere ancora meno giustificabile della decisione di scatenare la guerra del golfo sulla base della convinzione che Saddam Hussein avesse pronte armi di distruzione di massa che in realtà non sono mai state trovate.

Tags: Articoli, Video, Top secret, ISIS