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L’Eurabia è ormai una realtà inevitabile?

Per Oriana Fallaci poteva essere descritta come “la più vasta cospirazione che la storia moderna abbia creato”, ma l’ipotesi della trasformazione graduale dell’Europa nell’Eurabia ha qualche fondamento? Per scoprirlo è necessario fare un passo indietro. La prima a parlare di Eurabia è stata un’altra scrittrice, di origine ebraica, Bat Ye’or, che fin dal 1957 prevedeva una sorta di “alleanza” tra stati arabi ed europei ai danni di Israele e il sostegno della stessa Cee (nata formalmente in quello stesso anno e poi trasformatasi nell’attuale Ue nel 2009) alla nascita di uno stato palestinese, effettivamente proclamata dall’Olp (Organizzazione per la liberazione della Palestina) nel 1988 per essere poi sancita anche dall’Onu nel 2012, nonostante Israele continui a non riconoscere tale stato.

Eurabia

Nel frattempo però il termine Eurabia è mutato di significato indicando la tendenza della cultura occidentale europea ad una eccessiva arrendevolezza di fronte alle continue richieste islamiche. La crisi petrolifera degli anni Settanta ha poi portato molti leader politici europei a fare negli anni sempre più ampie concessioni ai paesi produttori di petrolio arabi. Anche senza crisi energetica, tuttavia, l’Eurabia potrebbe essere un destino difficilmente evitabile per il vecchio continente, per semplici motivi demografici. L’Europa fa sempre meno figli ed invecchia sempre più rapidamente: se nel 1990 la percentuale di over65enni era pari al 14,6% della popolazione totale, nel 2005 era già salita al 17,2%, quest’anno dovrebbe toccare il 19,4% e nel 2020 il 20,7%.

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Nel frattempo il numero di figli per donna è sceso nella Ue a 1,5 (a 1,3 per l’Italia) e si prevede che anche tornando leggermente a salire non andrà oltre 1,6 figli per donna a fine 2020, restando al di sotto del tasso di 2,1 necessario a stabilizzare la popolazione in assenza di immigrazione. L’immigrazione è l’altro grande processo in atto: secondo le proiezioni di Eurostat entro il 2050 dovrebbero entrare nella Ue circa 40 milioni di persone, in gran parte provenienti da Africa e Medio Oriente. In parallelo l’Istat prevede che dal 2011 al 2065 la popolazione italiana salirà a 61,3 milioni di persone, come risultato di un saldo naturale negativo di 11,5 milioni (nasceranno28,5 milioni di italiani, ne moriranno 40 milioni) e di una dinamica migratoria positiva per 12 milioni (17,9 milioni di arrivi contro 5,9 milioni di uscite).

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Gli ultra65enni italiani passeranno in questo scenario dal 20,3% del totale della popolazione del 2011 al 32%-33% nel decennio 2055-2065, mentre la popolazione residente straniera è vista salire considerevolmente nell’arco di previsione, dai 4,6 milioni di fine 2011 a 14,1 milioni nel 2065. Sempre meno italiani e sempre più vecchi in Italia, dunque (e sempre meno europei e sempre più vecchi in Europa), mentre i più giovani e prolifici islamici dovrebbero salire come percentuale sulla popolazione complessiva della Ue dell’1% ogni dieci anni secondo un recente sondaggio Pew Forum, passando dunque dal 6% del 2010, all’8% circa nel 2030, con un’età media di 32 anni. Non che le cose nel resto del mondo siano destinate ad andare molto differentemente: secondo lo stesso sondaggio entro il 2030 la popolazione musulmana mondiale crescerà del 35% aumentando ad un tasso doppio rispetto a quello delle altre popolazioni di altre fedi religiose.

Ma a chi gioverebbe una simile trasformazione demografica e culturale dell’Europa? Secondo la stessa Bat Ye’or l’Eurabia potrebbe essere il risultato di una politica europea (sotto pressione della Francia) originariamente volta ad accrescere il potere del vecchio continente rispetto a quello degli Stati Uniti (e del suo alleato in Medio Oriente, Israele) attraverso un allineamento dei propri interessi con quelli dei paesi arabi. Questi ultimi avrebbero aderito di buon grado alla proposta europea ottenendo che la politica europea si opponesse quanto più possibile a quella statunitense, il riconoscimento da parte della Cee (oggi Ue) del popolo palestinese (e dell’Olp di Yasser Arafat, designato rappresentante del popolo palestinese stesso) oltre che il sostegno alla creazione di uno stato palestinese e alla conseguente delegittimazione strisciante dello stato di Israele, col fine ultimo di ottenere una “arabizzazione” di Gerusalemme.

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Se tutto questo fosse vero, e segnali in questo senso non sono mancati e non mancano, quale scenario si prefigurerebbe per gli europei? Nello scenario più estremo entro la fine del prossimo secolo la maggior parte delle città europee verrebbe invasa da stranieri immigrati di lingua araba e gran parte del continente finirebbe sotto le leggi della Shari’a islamica, con cristiani (ed ebrei) che sarebbero ridotti a una minoranza in quella che un tempo era “casa loro”, schiacciati da una maggioranza islamica in grado di sostituire molte delle chiese, cattedrali e sinagoghe con moschee e minareti. Alternativamente è possibile che si arrivi a una opposizione sempre più violenta all’emergere di società musulmane con la spaccatura di molti paesi europei in enclave reciprocamente ostili come già visto negli scontri in Irlanda del Nord e durante la frammentazione dell’ex Jugoslavia.

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Una terza via, la più “virtuosa”, implicherebbe che gli stati occidentali si schierino con la loro “vecchia” maggioranza di popolazione e con quella parte dei nuovi arrivati propensi a integrarsi per vivere come essa e con essa. Questa ultima ipotesi può sembrare residuale al momento, eppure alcuni studiosi come Justin Vaisse e Jonathan Laurence hanno fatto notare come la popolazione musulmana non stia affatto crescendo così velocemente come previsto dallo scenario dell’Eurabia, tanto più che il tasso di fecondità totale degli immigranti tende a declinare, che i musulmani non sono in realtà un solo gruppo monolitico o coeso ma una moltitudine di gruppi, che almeno in parte appaiono alla ricerca di una integrazione politica e sociale e che tuttora, malgrado il loro numero crescente, i musulmani hanno un’influenza ridotta sulla politica estera europea, in particolare verso Israele. Insomma: l’Eurabia è una minaccia, ma non è un futuro inevitabile. Sarà compito delle scelte dei nostri governanti sventare la minaccia o contribuire a realizzarla in futuro.

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Tags: Top secret, ISIS, Chiesa Cattolica, Terza Guerra Mondiale, Eurabia