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Epidemia zombie, il Pentagono studia le contromisure

Epidemia zombie

Un’epidemia di zombie è solo un’ipotesi da film horror o c’è qualcosa di vero? Difficile avere certezze, ovviamente, eppure qualche segnale che la seconda ipotesi non sia da scartare esiste. In un documento denominato Conplan 8888 lo United States Strategic Command già nell’aprile del 2011 prevedeva di salvare la nazione col “Corpo dei Cappellani“ (“Chaplain Corps”), robot telecomandati e disinfettante per le mani e spiegava anche come: se uno stregone malvagio avesse creato degli zombie, i cappellani militari aumenterebbero di numero, mentre i robot potrebbero riparare e gestire centrali elettriche in cui i lavoratori umani rischierebbero altrimenti di attirare orde di non morti. Quanto al disinfettante per le mani, non è mai stato dimostrato che sia in grado di fermare i virus che rianimano i cadaveri, ma uccide il 99% dei germi, quindi perché non fare un tentativo?

Dite la verità: a questo punto vi aspettiate che diciamo “abbiamo voluto scherzare”. Ebbene no, un altro documento del Pentagono americano pubblicato lo scorso anno dal sito Foreingnpolicy ribadisce che “questo piano effettivamente non è stato concepito come uno scherzo” e che “l’iperbole collegata alla stesura di un “piano di sopravvivenza agli zombie” ha effettivamente fornito uno strumento di formazione molto utile ed efficace”. Certo, il Pentagono non pensa realmente che gli zombie siano una minaccia attuale, ma gli zombie offrono la possibilità di teorizzare come i militari potrebbero reagire a una minaccia biologica a rapida diffusione che potrebbe generare orde di nemici combattenti e causare il caos in tutto il mondo. Ora: avete mai sentito di un esercito che perda tempo a ipotizzare come reagirebbe sia pure di fronte a ipotesi davvero estreme ma che non avessero una sia pur remota possibilità di divenire un domani realtà?

Epidemia zombie

Sarà un caso, ma anche i Centers for Disease Control and Prevention (Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie, un organismo di controllo sulla sanità pubblica statunitense) ha avuto una trovata analoga, quando ha pubblicato le linee guida per il pubblico riguardo alla preparazione nel caso di zombie sempre lo scorso anno, utilizzando l’escamotage degli zombie per spiegare come prepararsi nel caso di qualsiasi grave catastrofe. Due casi fanno un indizio e due indizi una quasi conferma: proprio il Pentagono ha attirato da almeno un secolo l’attenzione sul fenomeno degli zombie, termine di origine haitiana legato ai riti vudù che originariamente identificava esseri viventi che cadevano in uno stato simile alla letargia tale da produrre una morte apparente da cui anche a distanza di anni un sacerdote (bokor) sarebbe stato in grado di riesumare il corpo della vittima del sortilegio, rendendola sua schiava.

Quando i Marines statunitensi occuparono Haiti tra il 1915 e il 1934 riportarono testimonianze di prima mano di come i bokor dominavano persone apparentemente morte di recente ma in realtà vittime drogate per apparire morte, poi sepolte, riesumate, rianimate con un antidoto e poi nuovamente drogate fino al punto di divenire bruti senza cervello buoni per poco ma duro lavoro nelle piantagioni di canna da zucchero. E siccome ogni epoca ha la sua versione dell’apocalisse, mentre durante la guerra fredda l’ipotesi zombie era spesso associata a un disastro nucleare, al giorno d’oggi la letteratura e il cinema ce li mostra in ipotetici futuri in cui l’acqua e il cibo scarseggino al punto da minacciare la sopravvivenza stessa dell’umanità, appunto in preda a un qualche virus zombieficante. Insomma, negli Usa l’esercito e il ministero della salute prendono l’ipotesi zombie se non sul serio almeno quale una valida “iperbole” in grado di ipotizzare come ci si potrebbe difendere da qualche ipotesi apocalittica.

Epidemia zombie

Una di queste potrebbe essere legata alla diffusione del fungo Ophiocordyceps, che nelle formiche provoca una pazzia tale per cui assume di fatto il controllo del cervello della formica, facendola salire in alto sulla cima di un albero, aderire ad una foglia o a un ramo, e morire. A quel punto una protuberanza simile a un corno germoglia dalla testa della formica morta con all’interno spore che vengono poi rilasciate così da cadere sul suolo della foresta e iniziare nuovamente un ciclo di vita del morbo. Il fungo in questione non sembra nocivo per l’uomo ma ha comportamenti a dir poco bizzarri visto che sembra attaccare solo le formiche regine anche se non si sa ancora come faccia a influenzarne il comportamento inducendole a lasciare il loro nido e a ucciderle. Nell’incertezza meglio continuare a studiare e, forse, a preparare piani per una epidemia di zombie, facendo debiti scongiuri affinché non debbano mai servire, naturalmente.


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