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Ecco a chi fa gola l’utilizzo di Ogm in agricoltura

No Ogm

Molti consumatori europei non lo sanno, ma mentre si parla sempre più di produzioni a chilometro zero e di ritorno ad un’agricoltura naturale, la Commissione Ue guidata da Jean-Claude Juncker sta ulteriormente aprendo le porte del mercato europeo agli organismi geneticamente modificati (Ogm) tanto cari agli Stati Uniti e ad alcune multinazionali a stelle e strisce come Monsanto. Poche settimane fa la Commissione ha infatti di autorizzare l’importazione sul suolo europeo di 19 tipi di Ogm (per 8 prodotti si tratta di un rinnovo dei permessi d’importazione, per gli altri 11 di nuove autorizzazioni).

Erano già consentite (e sono stati rinnovati i permessi) le importazioni di Mais T25 (resiste al glufosinato di ammonio), Mais NK603 (della Monsanto, resiste al glifosato), della Colza GT73 (sempre della Monsanto, anch’essa resiste al glifosato), del Cotone MON 531 x MON 1445 (resiste a glifosato, ai bruchi delle farfalle, agli antibiotici kanamicina e alla streptomicina), nonché di tre cotoni Ogm sempre della Monsanto: il MON 15985, il MON 531 e il MON 1445, resistenti ai bruchi delle farfalle, al diserbante glifosato e agli antibiotici. Sono inoltre state autorizzate le importazioni di Mais MON 87460 (Monsanto, in grado di garantire una resa anche a basse temperature), tre tipi di soia Monsanto (MON 87705, resiste al diserbante glifosato, MON 87708, resiste ai diserbanti a base di dicamba e MON 87769, ad alto contenuto di acidi grassi e resistente al glifosato).

No Ogm

E poi ancora: si potrà importare soia 305423 (ad alto contenuto di acido linoleico e resistente all’imidazolinone), soia BPS-CV127-9 (resistente all’imidazolinone), colza MON 88302 (Monsanto, resistente al glifosato), cotone T304-40 (resiste ai bruchi e al diserbante a base di glufosinato ammonio), cotone MON 88913 (Monsanto, resistente al diserbante glifosato), cotone LLcotton25xGHB614 (della Bayer, resiste ai diserbanti glifosato e glifosinate) e garofani IFD-25958-3 e IFD-26407-2 (di Florigene, dai colori insoliti come il violetto). Si tratta solo dell’ultimo esempio di autorizzazioni che, direttamente o indirettamente, hanno un preciso beneficiario e non certo la salute pubblica, bensì una (o più) grandi multinazionali.

Nonostante l’opposizione di gran parte dell’opinione pubblica europea, le cose rischiano se possibile di peggiorare: con la prossima entrata in vigore del TTIP (Trattato transatlantico per il commercio e gli investimenti), che con l’abbattimento di dazi e tariffe doganali si propone di creare un unico enorme mercato di scambio e pertanto promette uno sviluppo economico rilevante delle aree interessate, si rischia di sacrificare sull’altare di una crescita per ora solo presunta e di cui rischiano di beneficiare in pochissime multinazionale sia la salute pubblica sia la sopravvivenza del ricco tessuto di piccole e medie imprese europee e dei prodotti locali.

DNA topo e kiwi

Nel frattempo Monsanto, azienda statunitense che in questi anni ha conquistato la leadership del mercato dei prodotti biotech e geneticamente modificati, non sta con le mani in mano. A inizio anno, ad esempio, l’azienda è riuscita a ottenere dall’United States Department of Agriculture il via libera ad altri due sementi Ogm (una di soia e una di cotone), che tollerano l’erbicida dicamba, nonostante le crescenti polemiche attorno all’amministrazione Obama, che aveva dichiarato inizialmente il proprio impegno a favore di una economia più “verde” ma che non ha mai posto alcun veto al trend in crescita di approvazioni di sementi resistenti agli erbicidi.

Guarda caso, dicamba e glisofato sono i componenti dell’erbicida di ultima generazione che la Monsanto ha sviluppato in collaborazione con Basf e che l’azienda spera sia a breve autorizzato dall’Environmental Protection Agency. Col che il cerchio si chiude: le grandi aziende chimico-agricole stanno sempre più ottenendo da un lato il via libera alla vendita dei propri prodotti Ogm, siano essi diserbanti e pesticidi o sementi resistenti agli stessi, dall’altra l’apertura di mercati sempre più ampi e ricchi su cui tali prodotti possono essere liberamente commercializzati. Se poi questi nuovi Ogm avranno o meno effetti negativi sulla salute dei consumatori lo scopriremo tra qualche decina di anni: per allora le grandi aziende come Monsanto che lo scorso anno ha fatturato 11,85 miliardi di dollari ottenendo 2,74 miliardi di utile netto potrebbero aver fatto comunque qualche centinaia di miliardi di dollari di vendite e svariate decine di miliardi di profitto.

Tags: Alimentazione, Scienze, Economia, Natura, Multinazionali, OGM, Agricoltura